venerdì 1 dicembre 2006

Ricordate Dylan Dog?



Nel mese di luglio è uscito il numero 45 di SdF in gran parte dedicato a DYLAN DOG.
Ringraziamo tutti gli autori che vi hanno partecipato.
Ora è in uscita in edicola, dopo il doppio albo a colori scritto da Paola Barbato per i 20ennale, il Dylan, ancora su testi di Tiziano Sclavi, disegnato da Angelo Stano.
Angelo è un grande disegnatore e un amico che ha inaugurato la prima copertina di Scuola di Fumetto. Ci fa piacere riproporvi quello che ci ha detto nel n.45 e qualche sua immagine riguardante questo Dylan Dog. Tra un paio di mesi uscirà finalmente (per la Coniglio Editore) il libretto che gli è dedicato, dove scoprire i suoi segreti del mestiere, le radici del suo stile, la sua poetica e il suo metodo di lavoro... e soprattutto la sua passione per il disegno!

Da SdF 45 (il © delle immagini è SBE Angelo Stano )

SdF: Ricordi il primo approccio con Tiziano Sclavi? e con Dylan Dog?

Stano: Abbiamo la stessa età e probabilmente qualche punto di contatto sia nel carattere , che nella formazione, ma il primo approccio è stato di riserbo e cautela reciproca, da parte sua forse anche di iniziale sospetto o forse semplice pudore. La verità è che siamo tutti e due un po' timidi, e tutto è diventato più semplice dopo la lettura della prima sceneggiatura di Dylan Dog: Il lavoro è ciò che ha sciolto ogni riserva da parte di entrambi e ha subito dimostrato una totale convergenza di idee.

SdF: Quali furono le prime direttive per interpretare questo personaggio fisicamente e caratterialmente?
Come si è evoluto, per te, in questi vent'anni?

Stano: Dylan come è noto, doveva assomigliare all'attore Rupert Everett, cioé un bel tenebroso. A me stava bene, però non mi sono mai preoccupato troppo della somiglianza. Quanto al carattere e alla interpretazione del personaggio mi sono attenuto alla sceneggiatura, ma certo nella recitazione, ossia nella gestualità e nelle espressioni è inevitabile che si possa riscontrare qualcosa di me. Del resto questo succede per tutti i personaggi e per ciascun disegnatore. Per rendere credibile un personaggio bisogna calarsi nei suoi panni, ovvero la sua psicologia e agire di conseguenza.

SdF: "L'assassino è tra noi". Cosa c'è di nuovo o di diverso rispetto alle vecchie storie di Sclavi, o cosa rispetto alle più recenti di DD pubblicate?

Stano: Intanto questa storia è scritta di getto con un linguaggio che più essenziale e scarno non si puo', e tuttavia puntuale come sempre nell'evidenzazione degli obiettivi. Inoltre rispetto alle sue prove più recenti (che risalgono a qualche anno fa) il taglio è più visivo che letterario, cinematografico per eccellenza (come piace a me!) e più crudo che mai. E a ragione.
C'è bisogno di storie come questa di tanto in tanto.

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