mercoledì 16 maggio 2007

ri-torino



Impossibile non entrare in questo giro di polemiche e lamentele e rimpianti del dopo fiera...
Rimandiamo ad Afnews per aggirnamenti dalle varie parti.

Noi c'eravamo ed eravamo tra i fessi del tendone (con Marco Schiavone ci congratuliamo con quelli che hanno scelto la posizione salone, che tra l'altro Coniglio editore aveva, con il reparto libri di varia, letteratura e saggistica). A sudare e ad aver mancanza di respiro fino a quando il tempo ha avuto pietà dei fumettari e il clima è stato più fresco.
C'era chi, dal salone del libro, metteva il naso dentro e se ne andava (giovani e senlle addette ai lavori, testimoninza toilette delle donne).
Sicuramente il salone del libro, che si crede grande area di cultura ed è, tutto sommato, un grosso negozio, ha deciso che noi eravamo i figli della serva, i "giornaletti", forse il sindaco forse altri hanno responsabilità; chi gestisce il salone del libro non gode di fama integerrima.
Siamo certi che Vittorio Pavesio non voleva questo: non voleva sudori, fatica, scarsità di vendite e di affluenza di pubblico, disagi, nessuna pubblicità e penali minacciose.
Ne siamo certi e crediamo che la gran parte delle colpe sia del salone del libro, ma chi si fa tramite e gestisce Torino Comics da anni deve prendersi le sue responsabilità.

Siamo stati ospiti paganti e che il salone ci avrebbe offerto solo la tendopoli la Pavesio lo sapeva da due mesi.

Non c'è stata aria condizionata che nel resto del salone e nella sala incontri c'era, ma non si sono nemmeno aperte porte laterali a creare maggior corrente d'aria, come abbiamo personalmente richiesto. Davanti a divieti assurdi e a questioni di salute ci si ribella, si prendono provvedimenti, si reagisce.

Non c'erano indicazioni al salone, il cartello grande è stato tirato giù, in posizione visibile, da Pavesio, avendo avuto pressioni dagli espositori e poi sono stati attaccati piccoli cartelli "indicatori". Queste cose chi gestisce una fiera le deve verificare prima, e pretendere o provvedere personalmente per aggirare chi si comporta in modo sleale.

All'interno del tendone i pochi editori (come mai non sono stati coinvolti in modo più convincente gli altri?) erano sparsi, seminascosti dagli stand dei venditori. Nessun problema contro i gadget, anche se si apre un nuovo discorso che approfondirei in un altro momento, chi scrive ama comprarsi quaderni con Gigi di Miyazaki o borse d'autore... ma sarebbe meglio per tutti separare, come di norma si fa in tutte le mostre mercato, le tipologie di vendita: è un aiuto per gli standisti e anche per il pubblico, che in un caos da fiera non capisce dove si trova e dove deve cercare quello che desidera.
I cosplayer, in questa situazione, aumentavano il senso caotico di giornaletti e maschere, per i visitatori del salone, anche se la loro sfilata, ne rendiamo merito, è stata dirottata in luogo più consono.
Da notare che lo stand degli autori ospiti della Pavesio era all'ingresso, ventilato e subito ben visibile a chi entrasse, anche quando da domenica pomeriggio era vuoto, perché tutti erano partiti.

Certo, c'erano ospiti importanti, siamo riusciti (cacciandolo come una preda nascosta nella savana delle firme) a intervistare Hermann, il grande autore delle Torri di Bois Maury e di Sarajevo Tango.
Lo troverete in un prossimo numero della rivista, interessante, intelligente e polemico.
Torino Comics avrebbe potuto essere e non è stata, ma è anche stata peggio.
Nessuna volontà da parte dei suoi organizzatori, che certamente speravano in un successo, ma essendo organizzatori dovevano fare più che sperare, e se forse hanno lottato contro giganti, o mulini a vento, qualcosa di più avrebbero potuto ottenre, supponiamo. Vorremmo delle proposte, delle idee, non delle lamentele, dei pianti, sia da chi è stato "fregato" dalla mostra, sia da chi si sente tradito.

Il fumetto oggi è più che mai nella posizione di uscire dal ghetto, i libri degli autori incominciano ad essere conosiuti e letti anche da lettori di parole scritte, Gipi e Satrapi, ma anche i grandi classici popolari italiani, hanno ricevuto nuova luce dalle collane d'edicola e da pubblicazioni da libreria. Allora siamo fiduciosi, eppure riceviamo continue delusioni.
La mostra di Mantova del fumetto, per esempio, non ha nulla a che vedere con quella manifestazione del libro così raffinata e popolare, nella stessa città. L'una nel centro, con incontri e presentazioni e laboratori, vitale e aperta. L'altra relegata nel solito palazzetto periferico, dove la botta di cultura più alta è stata, il primo anno, la presenza di Valentino Rossi, che attira tifosi, non lettori. Incapacità persino di gestire navette e informazione nella città (che si fa anche presto a riempire di manifesti, volendo).

Allora fermiamoci e chiediamoci: siamo noi a non volerci mescolare con la letteratura? Siamo invece solo incapaci di farlo? Tutti: autori, editori, lettori, ma anche organizzatori, abituati a allineare stand e qualche incontro di dediche?
Rivendichiamo la nostra diversità o apriamo porte e buttiamo giù un po' di muri di Berlino?

Se da questa disfatta venissero critiche e autocritiche costruttive, non saremmo più contenti, ma almeno potremmo avere cose da dire nei prossimi mesi.


P.S. A propositò di responsabilità: il ritardo del n.52 di scuola di Fumetto è tutta nostra. Ma domani vi annunceremo data di uscita e argomenti che troverete tra non molti giorni! Grazie della pazienza.

In apertura due immagini di Hermann, dal suo sito www.hermannhuppen.com... ma il fumetto finisce pugnalato così? ; )

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Una considerazione scritta di getto da un visitatore del Salone del libro e di Torino Comics (e + o - addetto ai lavori), amante della letteratura e del fumetto tutto(nelle sue varie accezioni: graphic novel, autoriale anni '70/'80, popolare ecc):
i Problemi dal mio punto di vista non sono stati il caldo, la scarsa considerazione da parte degli organizzatori del Salone ecc,
ma la TOTALE mancanza di idee. Non si è pensato minimamente di sfruttare l'occasione creando scambi tra i due saloni, facendo incontrare scrittori e fumettisti (es: Altieri e Genna con Faraci e Recchioni, una presentazione dell'Alligatore a fumetti con Carlotto e Igort)o invitando autori amati dal pubblico della letteratura come Satrapi, David B, ecc.
Due mostre messe su alla brutto dio (povero Moebius), quattro disperati cosplayer, una manciata di venditori di vecchi fumetti o di gadget, continuiamo così facciamoci del male...
g.
ps
complimenti a Laura Scarpa per Blue e Scuola di fumetto, due appuntamenti sempre piacevoli in edicola

Anonimo ha detto...

Concordo appieno (e ringrazio dei complimenti). Sono le idee che mancano, è il coraggio di vedere i fumetti in modo diverso, di fare operazioni, magari furbe, ma anche intelligenti e non solo riferite a se stessi. Se Satrapi fosse stata impegnata con Cannes (ma quale miglior momento?), Gipi o Carlotto o Evangelisti o Sclavi sarebbero forse stati presetni se convolti adeguatamente.
Se il fumetto vuol crescere deve uscire dal circuito esclusivo di appassionati e di otaku, i lettori di libri, ancorché pigri, sono preziosi, perché leggono invece di guardare tavole appese, belle ma non usate per quello che il loro linguaggio comporta. Sono anche un pubblico che può insegnare molto sulla leggibilità, perché meno edotto, meno smaliziato. Il fumetto è fatto di tutti i generi narrativi, come la letteratura, e nessuno esclude un giallo o un libro per bamabini da una fiera del libro, noi invece ci autoescludiamo, separiamo edicola e libreria proprio ora che sta succedendo qualcosa di diverso.
Grazie g. continuiamo con te e con altri questa discussione, ci sembra stimolante e importante parlarne. Che il fumetto venga letto e discusso è il nostro sogno.

Anonimo ha detto...

Perdonate, frimo il commento appena pubblicato: sono (ovviamente) laura scarpa

federico ha detto...

Vado un pò Ot: più aggiornamenti!
Ne postate in pratica uno a settimana...;-)
Una preview del prossimo numero?
Attendo con impazienza.