lunedì 29 novembre 2010

SdF 76 Extra: Luigi Mignacco!!!

Luigi Mignacco e Tesla ritratti da Maurizio Dotti © SBE
Sceneggiatore estremamente prolifico e versatile, Luigi Mignacco è protagonista di una lunga intervista sul numero 76 di Scuola di Fumetto, attualmente in edicola e fumetteria. Dai fumetti realizzati negli anni Ottanta per riviste quali Orient Express e Comic Art, alle collaborazioni con maestri come Micheluzzi e Zaniboni, fino all'esperienza più che ventennale per la Bonelli (Mister No, Dylan Dog, Zagor ecc...), l'autore ripercorre la sua carriera e ci spiega il suo metodo di lavoro in otto pagine riccamente illustrate, impreziosite da alcune pagine di sceneggiatura tratte dall'ultimo Dylan Dog Color Fest. Di seguito un breve estratto, sulla rivista tutto il resto!

Che tipo di collaborazione instauri con i disegnatori delle tue storie? Quali caratteristiche deve avere, nella resa grafica, il tuo Dylan Dog?
Io scrivo delle sceneggiature abbastanza dettagliate ma stringate: descrivo solo quello che il disegnatore deve disegnare, e che il lettore potrà “leggere” nelle singole vignette. Fornisco abbastanza documentazione grafica, spesso inserendo le immagini nel file di word. Sono molto attento all’aspetto visivo, alla “disegnabilità” della storia, alla possibilità che il racconto si capisca guardando i disegni e non leggendo i testi (in realtà, “leggendo” i disegni). Quello che chiedo al disegnatore è proprio di saper raccontare con il disegno: la leggibilità dell’azione m’interessa più che la bellezza dei singoli disegni. Leggibilità che si ottiene attraverso il dinamismo delle immagini, il montaggio della pagina e anche con l’economia dei segni, o almeno con una gerarchia di essi: una pagina troppo disegnata si legge male, ma anche una troppo vuota non invita alla lettura. Bisogna trovare un equilibrio fra figura e sfondi, fra segni espressivi e altri puramente decorativi.

Com’è il tuo DD?
Non credo che ci sia un “mio” Dylan Dog: io cerco di fare il personaggio “autentico”, e non di darne una interpretazione personale. Ma è anche vero che Dylan è un personaggio molto sfaccettato e che ogni sceneggiatore finisce per illuminarne di più una singola faccia, magari a discapito di altre. Ognuno di noi ha una chiave con cui cerca di spiegare il personaggio.
Una volta ho detto che io vedo Dylan come una sorta di “psicanalista bravo”: uno che sa ascoltare senza pregiudizi i problemi dei suoi clienti e che trova una soluzione non attraverso il ragionamento, ma con la partecipazione emotiva, cioè mettendosi in gioco e pure “sporcandosi le mani”. Anche se, certo, un analista che s’innamora puntualmente delle sue clienti non mi sembra un modello di etica professionale! Tra l’altro, anche Dylan ha i suoi problemi psicologici, che si esprimono attraverso numerose fobie, e non li affronta con la stessa applicazione con cui si prende cura di quelli dei suoi pazienti… Beh, nessuno è perfetto, ma a me Dylan piace così!

2 commenti:

diego ha detto...

Sono d'accordo, ci sono mille facce di Dylan, a volte anche troppo personalizzate. Per non parlare delle differenze qualitative di storia e disegni tra un numero e l'altro purtroppo...

Federico ha detto...

Quali le novità del numero di SdF di Dicembre?