martedì 19 aprile 2011

Reportage: London Kapow! Festival 2011

Dal nostro Antonio Solinas un reportage esclusivo da Londra!!!


Da qualche anno, il prestigio delle convention fumettistiche del Regno Unito sembrava decisamente in calo. Per esempio, la convention di Bristol, nipote delle celebrate UKCAC degli anni ’80-‘90, da qualche anno si distingue per l’ottima atmosfera e poco altro: niente a che vedere con i tempi d’oro delle fiere britanniche. Lo stesso vale per le altre fiere più piccole, da Birmingham e Cardiff in giù: un ottimo modo di ritrovarsi fra amici, ma non certo un esempio di rilevanza.
Per quanto invece riguarda il festival Kapow!, ultimo arrivato fra gli show britannici, sin dal primo anno la musica sembra completamente diversa: l’ambizione è palesemente quella di creare un evento capace di catalizzare l’attenzione del pubblico (e degli sponsor), puntando su una sinergia fra fumetto, cinema e serie TV che permetta all’appassionato di confrontarsi con alcuni dei maggiori nomi del settore. In questo senso, la scelta (strategica) di ambientare la convention a Londra, nell’ottimo Business Design Center (nel centralissimo quartiere di Islington), è assolutamente vincente per una manifestazione che, grazie ad anteprime cinematografiche e connessioni con i nomi giusti, ambisce a diventare l’ideale trait-d’union fra Angouleme e San Diego (atmosfera tipicamente europea, ma velleità di grandeur americana).
Se il Kapow! riuscirà nell’impresa, è presto per dirlo. Certamente, l’edizione di quest’anno è stata un successo (nonostante si maligni di un passivo, probabilmente inevitabile visto l’investimento iniziale).
Molto del peso della manifestazione, a quanto si è visto, è poggiato sulle spalle di Mark Millar, in grado evidentemente di “garantire” con il proprio nome per quanto riguarda la mobilitazione della Marvel. In questo senso, proprio la Casa delle Idee l’ha fatta da padrone, invadendo il Kapow! con autori, trailer di film e attori (Thor). Era prevista anche la presenza degli editor Stephen Wacker e C.B. Cebulsky, che hanno invece dovuto dare forfait all’ultimo momento, e che avrebbero costituito la ciliegina sulla torta a livello di opportunità di lavoro, da sempre una parte rilevante delle convention UK, vista la commistione con i mercati fumettistici americani.
Per quanto riguarda la parte relativa all’intrattenimento extrafumettistico, un grosso spazio è stato riservato ai games, con consolle disponibili per i fan per testare nuovi giochi (grazie al “platinum sponsor” IGN), e ai telefilm, con le produzioni Merlin e Misfits a farla da padrone.
A livello fumettistico, come abbiamo detto, l’organizzazione è riuscita a radunare molti nomi importanti, dagli stranieri John Romita Jr. (Kick-Ass), Oliver Coipel (Thor) e Leinil Yu (Superior), ai britannici Dave Gibbons (Watchmen), Frank Quitely (All Star Superman), Bryan Hitch (The Ultimates, The Authority).
Come detto, la parte della star è stata riservata a Mark Millar (Kick-Ass, Civil War), che un uccellino ci dice fidanzato con una delle organizzatrici, ma l’ambientazione londinese è riuscita ad attirare una serie di autori (spesso difficili da incontrare alle convention UK) come Andy Diggle, Jock, Pat Mills e Kev O’Neill, Steve Dillon, Brian Bolland, Peter Milligan e Kieran Gillen che hanno reso certamente più piacevole e valido l’evento. Oltretutto, i due record del mondo battuti (“più veloce produzione di un comic-book” - 11 ore, 19 minuti e 38 secondi e “maggior numero di autori a contribuire a un comic-book” - 62 contributors) e gli Stan Lee Award (con Morrison come miglior sceneggiatore e Romita Jr miglior disegnatore) contribuiscono a dare il senso di una manifestazione che vuole imporsi.

Fin qui il dato di cronaca. A livello di impressioni personali, invece, devo rilevare come la fiera abbia dato l’idea di essere organizzata in maniera molto professionale, anche se qua e là qualche piccolo difettuccio si è notato: ad esempio, l’eccessiva rigidezza delle file mi ha impedito di partecipare ai panel (mi rifiuto di aspettare in fila 45 minuti per entrare a vedere una presentazione, se ho il pass stampa), mentre è stata un po’ fastidiosa e posticcia una certa enfasi sullo “stardom” (biglietti VIP a costi maggiorati, cena con le star a 300 sterline, code lunghissime per le firme sugli albi) che è proprio l’opposto dei motivi per cui le convention UK da sempre sono fra le migliori.
E infatti, al di là della direzione ufficiale, al bar l’atteggiamento dei fumettisti britannici è stato tutt’altro che altezzoso (voglio citare la simpatia di Glenn Fabry e Bisley e le squisite maniere di Quitely). Mi fa strano pensare a chi ha pagato un sacco di soldi per stare accanto a persone con cui ho potuto chiacchierare a lungo gratis.
Chiudo con un assaggino di pettegolezzi riferitici dagli autori stessi.
Brendan McCarthy aveva proposto alla Marvel il sequel di Spider-Man: Fever (e a quanto pare la risposta è stata un molto britannico “fuck off”).
Le tavole dell’ultimo fumetto di Steve Niles illustrate da Fabry (in uscita per DC/Wildstorm a fine anno) sono straordinarie, le migliori mai disegnate dall’autore di Brighton.
La sorella di Mark Millar è fidanzata con un sardo da oltre trent’anni, ma non si sposano.
A proposito di Millar, un anonimo sceneggiatore ci ha riferito che, per un tie-in della saga Dark Avengers, la Marvel gli ha praticamente imposto lo stile à la Millar: grandi esplosioni, poche vignette per pagina e dialoghi secchi. 
Sic transit gloria mundi.

1 commento:

Anonimo ha detto...

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