giovedì 22 dicembre 2011

Intervista a Carlo Peroni (Parte 2)


Hai avuto anche l'opportunità di cimentarti con celebri characters stranieri, da Asterix ai Flintstones. Quanto hai potuto “farli tuoi” nelle storie che hai realizzato e quanto invece lavorare a personaggi già ben caratterizzati ti ha limitato?
Devo dire la verità, all’inizio pensavo che la cosa mi avrebbe frustrato: dover sottostare a regole imposte da altri, non è cosa facile. Ma per quanto riguarda Asterix avevo avuto la fortuna di poter contattare direttamente il suo creatore, Albert Uderzo, con il quale agli inizi ebbi una stretta e piacevole corrispondenza. Uderzo, in quel periodo aveva deciso (e giustamente secondo me) di modificare un po’ le proporzioni del personaggio Obelix. Infatti io avevo notato, disegnandolo, che a volte lui non sembrava tanto grosso e Uderzo stava appunto provvedendo a portare dei cambiamenti sostanziali e, per questo, mi inviò una serie di suoi schizzi (realizzati con la matita celeste, la stessa che uso anche io per schizzare le mie tavole) dove potei avere ben chiare le idee di Uderzo. Io le condividevo in pieno, e dopo alcune lettere nelle quali io gli facevo vedere come lo avevo interpretato io e lui mi faceva notare che non aveva solo cambiato le proporzioni del fisico di Obelix, ma un po’ anche tra lui e Asterix. Insomma, riuscimmo a capirci molto bene, anche perché parlavamo “la stessa lingua” quella del fumetto. Purtroppo proprio in quel periodo io mi stavo apprestando a fare un trasloco e quando arrivai nella nuova casa mi accorsi che la ditta di Traslochi (una delle più importanti di Milano), mi aveva perso diversi scatoloni e proprio in uno di quelli c’erano anche le lettere di Uderzo con i suoi disegni originali! Io mi arrabbiai moltissimo con i responsabili di quella Ditta e questi  riconobbero il loro torto e mi fecero uno sconto sulle spese di Trasloco. Ma non c’è cifra che tenga per poter ripagarmi della mancanza di quelle “preziose” lettere! Comunque, realizzare Asterix per me era un grande piacere, ma mi accorsi che il disegno di Uderzo è assai complesso ed io ci riuscii molto bene, tanto è vero che moltissimi appassionati di fumetti non si erano nemmeno accorti che tutti quei disegni (fumetti con una parte di pubblicità per una nota marca di prodotti per l’infanzia, poi vari gadget ed anche un libro di “trasferii”, i “trasferibili” di Asterix che si trovavano nei prodotti e che i ragazzi poi si divertivano ad appiccicare a loro piacimento sul libretto che avevo realizzato con varie scene di ambienti diversi) non li aveva fatti Uderzo, ma io! Per quanto riguarda i Flintstones (prima erano chiamati in Italia “Gli Antenati” ma poi gli americani pretesero che anche in Italia venissero chiamati con il loro nome originale: io non ero d’accordo, ma dovetti cedere di fronte alla loro incomprensione e prepotenza; un po’ come se la Disney improvvisamente non volesse più che Topolino venisse chiamato così, ma Mickey Mouse…) ebbi periodi alterni di facilità di rapporti ed altri di completa incomprensione. Per esempio, c’era un periodo in cui i miei disegni prima dovevo farli approvare ad un rappresentante dell’Hanna-Barbera che si trovava a Londra. Loro non ne capivano nulla di disegni e mi facevano spesso delle osservazioni, come per esempio quella in cui una volta mi fecero osservare che Fred e Barney erano un po’ più grandi di Wilma e Betty. Ma il fatto è che il due amici si trovavano molto più in primo piano e di conseguenza, secondo le regole sella “prospettiva” le persone e gli oggetti che si trovano più lontani diventano un po’ più piccoli, in base alle distanze. Questa è una “regola elementare” che ogni disegnatore conosce alla perfezione, ma quelli no… Quindi fui costretto ad accontentarli, ma per fare questo dovetti mettere i quattro personaggi tutti sullo stesso piano, cosa che mi costrinsero anche a cambiare i dialoghi, dato che le due donne parlavano tra loro evitando di farsi sentire dai loro mariti. Ma avere a che fare con degli incompetenti è una cosa assai triste… Una cosa che mi aveva consolato era che una volta ebbi un incontro in Italia, a Bologna, con Bill Hanna, uno dei due creatori di quei personaggi. Bill si congratulò con me e mi disse che io avevo interpretato nelle giusta maniera i loro personaggi! Poi, purtroppo, questi personaggi non furono più di proprietà dell’Hanna-Barbera ma della “Turner” (gli stessi proprietari della famoso CNN) e qui ci fu un altro problema: i nuovi dirigenti fecero modificare interamente i personaggi dai loro disegnatori e li fecero diventare molto più veristici. Io dovetti adeguarmi e alla fine ci riuscii e loro furono soddisfatti. Ma quando eravamo riusciti a capirci… ci fu un altro cambio di proprietà: i diritti passarono tutti alla famosa Warner Bros. Qui i loro disegnatori cambiarono totalmente i personaggi e li resero più “Warner”; mi mandarono una serie di disegni con i nuovi personaggi, un libretto che io avrei dovuto rispettare alla perfezione. Ci fu un incontro a Milano con la responsabile americana della Warner ed anche la responsabile italiana e noi disegnatori (anche Oneta, ad esempio, che realizzava il personaggio dell’orso Yoghy (che loro pretesero che venisse cambiato in Yogi, come era chiamato negli Stati Uniti. Noi cercammo di far capire che i nostri lettori lo avrebbero letto in un altro modo, ma non riuscimmo a far capire loro questo problema: loro comandavano e noi avremmo dovuto obbedire ciecamente); durante quell’incontro io cercai di far capire alla responsabile americana che il libretto che lei aveva portato era pieno di errori madornali! Feci notare che, ad esempio, in alcuni disegni Fred aveva le gambe cortissime ed il naso molto lungo, in altri le gambe molto lunghe ed il naso più piccolo; inoltre feci notare che, anche l’auto dei Flintstones era completamente sbagliata e alla fine lei, riconoscendo che quanto avevo fatto osservare era vero, mi disse praticamente “Signor Peroni, allora ci pensi lei”. Ma mi chiese un piccolo favore: far avere al loro disegnatore i punti dove c’erano gli errori. Cosa che feci qualche giorno dopo inviando via e-mail, una copia a lei ed una al disegnatore. Poco dopo ricevetti una conferma anche da parte del disegnatore che riconosceva i suoi errori e mi dissero alla fine di “pensarci io” a sistemare a mia discrezione tutti i personaggi “sbagliati”… Non parliamo poi dei testi: loro pretendevano di ricevere le sceneggiature, tradotte in inglese, per leggerle ed approvarle. Fu una fatica enorme far capire loro che io usavo un sistema molto diverso e che la sceneggiatura vera e propria la eseguivo solo alla fine… Allora riuscimmo a convincerli a leggere i soggetti. Ma alcune volte me li bocciarono perché, ad esempio, quando io avevo scritto una satira dei “Promessi Sposi” chiamandoli nel fumetto “Promessi Sponsor”, cioè una libera trasposizione in epoca preistorica dei Promessi Sposi, fecero osservare che loro non conoscevano affatto Alessandro Manzoni ma solo Autori famosi di lingua inglese. Alla fine la vincemmo noi e facemmo notare che quei fumetti erano realizzati per i lettori italiani che conoscevano molto bene Manzoni. Quello, secondo me, fu uno dei più bei fumetti realizzati con i Flintstones.


Poco note alle cronache fumettistiche sono le tue collaborazioni ai fumetti Disney e a Diabolik. Cosa puoi raccontarci di quelle esperienze?
Ci sono molte mie collaborazioni che a tutt’oggi non risultano ufficialmente. I motivi sono vari, come ad esempio per Diabolik, dove io e mia moglie collaborammo per molto tempo, ma chiedendo alle due sorelle Giussani (ideatrici e proprietarie di Diabolik) di non scrivere i nostri nomi anche perché in quel periodo collaboravamo con altre editrici che… non… avrebbero gradito che i nostri nomi fossero legati proprio a Diabolik… Per quanto riguarda la mia collaborazione alla Disney, invece, il fatto è che pero diverse volte, nel giro di alcuni anni, realizzai molto lavoro di copertine, collaborazione ai fumetti e poi le numerose illustrazioni per una speciale Enciclopedia che realizzai direttamente per gli Stati Uniti: quella Enciclopedia poi, non fu tradotta in Italia, e quindi nessuno ne seppe più niente. Io stesso non ricevetti le copie promesse dell’Enciclopedia stampata. Ma la maggior parte del lavoro io lo avevo realizzato per una agenzia che si premurò… di non fare mai il mio nome… Non seppi mai il motivo, ma il fatto è che “ufficialmente” io non risulto come collaboratore Disney.

Un capitolo importante della tua carriera è quello relativo all'animazione. Un'esperienza che ha avuto influenza nella tua attività di fumettista? Quali sinergie tra i due settori?
A me è sempre piaciuto realizzare disegni animati, a volte più dei fumetti, perché riuscivo in quel modo a “far muovere” i personaggi.  Poi, ho nel mio “DNA” il movimento e anche ora, quando faccio i fumetti, li vedo “in movimento”! Iniziai moltissimi anni fa a Roma presso una ditta che era in semi-chiusura, dato che avevano pochi soldi e di conseguenza moltissimi animatori se ne erano andati. Io capitai proprio un giorno in cui il capo animatore, dopo una furiosa litigata, se ne andò inveendo contro i datori di lavoro. Questi rimasero sconcertati e si chiesero (ad alta voce) “e adesso come facciamo a fare il lavoro che ci hanno commissionato per gli Stati Uniti?” Io, con moltissima incoscienza e… sfacciataggine, mi feci avanti e mi offrii di fari io da capo animatore. Loro accettarono subito, senza nemmeno sapere se ne ero capace.


Sei stato per anni una colonna portante di testate come Il Giornalino, Il Corriere dei Piccoli, Più e diverse altre in cui il fumetto per ragazzi spesso univa l'intrattenimento ad intenti didattici. Oggi il fumetto sembra andare da tutt'altra parte (vedi il fenomeno graphic novel) e rivolgersi ad un altro pubblico, mentre le nuove generazioni paiono disaffezionarsi. Quali sono secondo te le cause e quali i possibili rimedi a questo scollamento tra il mondo del fumetto e i giovani lettori?
Per quanto riguarda le cause il discorso sarebbe troppo lungo, ma in linea generale il motivo principale, secondo me, è che i nuovi giovani lettori non sono stati “educati” a leggere i fumetti di qualità e di conseguenza non è colpa loro, se mai potremmo incolpare gli Editori che hanno cambiato rotta ed offrono ai lettori dei fumetti di bassa qualità. Il giorno che qualche Editore “intelligente” ritornasse a pubblicare dei fumetti di qualità e di conseguenza più intelligenti, anche i lettori piano piano cambierebbero gusti ed “affinerebbero” il loro… palato, preferendo fumetti realizzati con dei criteri migliori. Ma, esisteranno degli Editori intelligenti? Io purtroppo comincio ad avere qualche dubbio…


Sei stato uno dei primissimi autori italiani a sbarcare sul web. Dal Peroportale al blog fino ai social network, sei molto presente e attivo. Credi nell'importanza della relazione tra il fumetto e la rete?
Ritengo di essere stato il primo o uno di primi ad utilizzare Internet per parlare di fumetti e ne ho sempre parlato in maniera di continuare su computer un discorso iniziato prima su carta. Ho sempre ritenuto che le due cose possano benissimo convivere assieme, basta il giusto senso della misura. Ad esempio, con Facebook, io lo uso soprattutto per poter parlare, anche se in maniera non esagerata, di fumetti e vedo che gli appassionati ai fumetti saltano fuori come… funghi e ritengo che, proprio grazie a Facebook si possa operare nella maniera della quale accennavo prima, e cioè “educare” al gusto del buon fumetto anche con questo nuovo mezzo chiamato “Facebook”. Sono sicuro che molto presto si vedranno le conseguenze positive di questa operazione.

Pensi che il futuro del fumetto siano i webcomics da leggere online?
Sinceramente mi auguro di no: per me è importantissimo il supporto cartario e non esiste niente che la superi: i “veri” giornali su carta non hanno assolutamente nulla a che vedere con i cosiddetti giornali ondine. O… almeno lo spero… Io appartengo ad una generazione di amanti del fumetto stampato e, quando acquistavo molti albi che provenivano dagli Stati Uniti, annusavo perfino l’odore degli inchiostri… Mi ricordo che molti anni fa ci fu un esperimento (mi sembra l’unico) di un giornale a fumetti italiano ma stampato negli Stati Uniti. Ci collaborava molto Jacovitti (che aveva anche realizzato la testata: “Record”) e molti altri disegnatori. Peccato che in Italia quel giornale non fu capito e venne chiuso molto presto. Un vero peccato, perché la cosa avrebbe potuto avere un seguito, come ad esempio degli albi a fumetti con fumetti italiani, ma diffusi negli Stati Uniti… Sarebbe stato bello che gli americani scoprissero che anche da noi c’erano moltissimi grandi Autori. Ma seguito a sperare che un giorno o l’altro gli Statunitensi scoprano che il mondo dei fumetti non è solo fatto da Autori americani, esistono anche gli Italiani. Una cosa mi consola, che un paio di miei amici, chiamati “Dentiblù”, hanno avuto il coraggio di tradurre in americano alcuni loro albi del personaggio “Zannablù” e diffusi proprio negli Stati Uniti (con un tipo di distribuzione tipo amatoriale) e so che hanno molto successo. Allora, perché non facciamo altrettanto anche noi tutti Autori italiani? Che cosa ci manca? Forse un …pizzico di coraggio? Vedremo.


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