mercoledì 11 gennaio 2012

SdF 81 Preview: Manara!!!


Manca davvero poco all'arrivo del nuovo numero di Scuola di Fumetto in edicola e fumetteria, ma c'è spazio per un'altra succsa anticipazione, tanto per farvi venire l'acquolina in bocca. Laura Scarpa ha infatti intervistato il grande Milo Manara, a seguito della "Lezione di Fumetto" tenuta dal Maestro dell'erotismo disegnato lo scorso 20 novembre all'Auditorium di Roma. Un'intervista nella quale il fumetto non è che uno dei tanti temi toccati da un autore che, molto più di tanti altri suoi colleghi, si mostra ancora curiosissimo e informatissimo non solo sul mondo delle nuvolette, ma anche sui media, sulle questioni politiche, sulle arti, e in particolare quel cinema che, in alcune occasioni, lo ha visto coinvolto grazie anche alla collaborazione con Fellini. Un autore che, inoltre, nel fumetto ama ancora sperimentare.
A proposito del suo rapporto con il fumetto, dal lontano numero 57 della nostra rivista recuperiamo un passaggio nel quale Manara parla dei suoi esordi, dell'incontro folgorante con Hugo Pratt e della loro amicizia.

"Da bambino non pensavo che avrei disegnato fumetti, volevo essere pittore. Ma quando vidi per la prima volta La Ballata del mare salato (nel 1971), fu come se fosse esplosa una bomba atomica, una scoperta imprevista. Fino a quel momento i fumetti erano stati cose da ragazzini, a parte la Barbarella di Jean-Claude Forest e la Valentina di Guido Crepax. Ma Pratt era un'altra cosa. Leggendo La Ballata... trovai la mia vocazione e, soprattutto, una strada da seguire.
Avevo già cominciato a disegnare fumetti quando, in un festival del fumetto a Lucca, incontrai la leggenda vivente, perché Pratt era già una leggenda. Mi presentai. Lui veneziano, io veronese, entrambi parlavamo lo stesso dialetto. Ci intendemmo immediatamente e quasi all'istante nacque un'amicizia. Un’amicizia che durerà moltissimo tempo e che cominciò senza progetti lavorativi in comune".
Ammirazione e amicizia. I due ingredienti principali che serviranno a sviluppare il suo progetto più personale e ambizioso. Con HP e Giuseppe Bergman, realizzata per la prestigiosa rivista francese A Suivre nel 1978, Manara non solo costruisce un intrepido racconto di avventure, ma si azzarda ad analizzare il funzionamento dei meccanismi narrativi dell'avventura. ‘Meta-fumetto’ in cui i protagonisti conoscono la loro condizione di personaggio di un fumetto di massa e intellettuale allo stesso tempo, le sue pagine parlano di Bertold Brecht e Jorge Luis Borges con la stessa libertà con cui interpretano il valore artistico di Moebius e Andrea Pazienza. Tutto in HP e Giuseppe Bergman funziona come un groviglio di riferimenti, citazioni permanenti alla vita e l'opera del Maestro. E se Giuseppe Bergmann è l'alter ego di Manara, il maestro è HP: Hugo Pratt.
"Iniziai HP e Giuseppe Bergman perché Pratt mi incitò a disegnare le mie sceneggiature. C'è di più: non solo mi autorizzò a utilizzarlo come un personaggio, ma mi regalò il nome di Giuseppe Bergman".

5 commenti:

AlmaCattleya ha detto...

Si aspetta succoso il nuovo numero.
Mi permettete di fare una piccola osservazione a Manara? Le sue donne saranno belle, ma hanno il viso con caratteri uguali. Questa cosa l'ho ritrovata in altri fumettisti.

laura scarpa ha detto...

@Alma, questo è vero, molti fumettisti fanno donne anche belle, ma che ripetono un tipo piuttosto "fisso", veramente non è tutta colpa loro... sono uomini! :D C'è da dire che disegnare volti virili permette caratterizzazioni molto forti senza difficoltà, disegnare belle donne con lineamenti non del tutto regolari è più difficile... e pare che anche nella vita, ahimè, le donne vogliano assomigliarsi tutte, ricorrendo alla plastica :(

AlmaCattleya ha detto...

Beh anche nei manga succede che i visi sono uguali e questo succede anche con le mangaka poi non so se le derivazioni sono diversi o uguali dalle nostre.
Proprio perché nella vita si tende ad assomigliarsi -quasi- tutte (e non solo con la plastica) non sarebbe meglio caratterizzare meglio i personaggi, crearli in modo che siano unici e irripetibili?
Quando creo dei personaggi disegnandoli, cerco di caratterizzarli di viso il meglio possibile. Poi magari il mio stile si riconosce però almeno i personaggi sono loro.
Ci sono infinite possibilità. Perché non usarle tutte?

P.S.: Scusate questo lungo commento.

laura scarpa ha detto...

concordo, ma alla fine tra stile personale e "luoghi comuni" si tende a riprodurre alcuni tipi... non èper far i fighi, ma anche Leonardo Da Vinci... ;)

chenmeinv0 ha detto...

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