martedì 17 aprile 2012

SdF 82 Preview: 30 anni di Martin Mystère!

Ci siamo! Il n°82 di Scuola di Fumetto è alle porte, ancora una settimana circa di pazienza e lo troverete in distribuzione tra edicole e fumetterie, oppure presso il nostro stand all'oramai imminente Napoli Comicon! Proprio alla fiera partenopea si festeggia, tra l'altro, il trentennale della più celebre creatura di Alfredo Castelli, Martin Mystère, al quale sarà dedicata una mostra e un volume con interventi critici. Anche noi non potevamo esimerci dal dedicare spazio a tale evento, ospitando un lungo articolo in cui lo stesso Alfredo Castelli, pungolato da Laura Scarpa, interviene in una sorta di ironica intervista parlando di sé e del detective dell'Impossibile. Come da tradizione per SdF si tratterà di un articolo illustratissimo, con illustrazioni e tavole dei maggiori interpreti del BVZM e parecchie altre curiosità "castelliane"! Qui sul blog, oltre che con alcune di queste immagini, lo festeggiamo riproponendovi alcuni estratti da una vecchia intervista all'autore ed un esempio di sceneggiatura apparse nientemeno che sul n°3 di SdF nel lontano 2002!
sceneggiatura disegnata (sotto la tavola sviluppata da Alessandrini)

Come si scrive un soggetto, una sceneggiatura?
Come avete avuto modo di vedere, sono già prolisso di natura, e non puoi chiedermi di rispondere a una domanda così complessa in uno spazio necessariamente molto limitato. Nel 1984 ho scritto per la rivista Eureka un fascicolo stranamente sintetico intitolato Come si diventa autori di fumetti. Mutatis mutandis (a quell'epoca, per esempio, certe tecnologie come Internet erano di là da venire), credo che a grandi linee possa ancora funzionare. Troverete il libretto all'indirizzo www.fumetti.org/comesi.htm da cui potrete copiarlo o scaricarlo, e quindi leggerlo come fosse la Bibbia.

Diamolo come per letto. Tu ti attieni alle regole che tu stesso hai stilato? Consegni davvero una sceneggiatura ordinata, pulita, con meticolose descrizioni delle vignette e, addirittura, il tuo indirizzo ben impaginato in testa alla prima pagina, il titolo della serie e dell'episodio debitamente sottolineato?
L'ingenuo lettore potrebbe ritenere di sì, e infatti è quello che da anni riesco a far credere. Purtroppo non è così. L'idea, quella che il libretto presenta liricamente come "la scintilla alla base di qualunque tipo di narrazione", quell'"illuminazione geniale e istantanea" stimolata "dall'osservazione critica" del mondo che ci circonda, dalla "Biblioteca di Babele", "dalla cultura e dalla sensibilità personale", "dall'irrefrenabile impulso di raccontare" lo è, per quanto mi riguarda, solo nel 5% dei casi. Nell'altro 95%, le mie idee sono stimolate da una precisa esigenza: un disegnatore è rimasto senza lavoro, e bisogna dargli almeno una decina di tavole di testo per non lasciarlo fermo. Con il mestiere che ho accumulato in venticinque anni sono sempre in grado di realizzare dalle quindici alle quaranta tavole dove tutto ciò che accade ­ ammesso che accada qualcosa ­ lascia aperta la strada a qualunque sviluppo della storia, di cui, in questa fase, non ho la minima idea. Va da sè che, date le premesse, di un soggetto scritto non se ne parla nemmeno. È già tanto se, consultando freneticamente la Settimana Enigmistica, nel periodo che intercorre tra la consegna delle prime quindici tavole e l'emergenza successiva, riesco a formarmi una pallida idea di quello che sarà l'argomento della storia. Solo dopo la terza o la quarta consegna ­ dove, mio malgrado, il racconto ha cominciato a prendere corpo, comincio a preoccuparmi seriamente per come esso andrà a finire. In assenza dell'idea portante, ho aperto un'enorme quantità di subplots, e adesso sono costretto a sgarbugliare la fitta ragnatela da me stesso incautamente creata. Nell'80% dei casi, all'ultimo istante utile si accende la famosa scintilla, e scatta quello che i feuilletonisti di un secolo fa chiamavano "scrittura automatica". Come per miracolo, il computer sembra scrivere da solo; la conclusione quadra perfettamente con quanto scritto alla cieca in precedenza (mystero!); la narrazione assume un tono addirittura brillante, il risultato finale è discreto e, a volte, persino buono. Il metodo di consegna a spizzichi & bocconi e all'ultimo istante mi impone drastiche riduzioni di tempi di scrittura, cosicché la stenosceneggiatura finale non presenta alcuna somiglianza con l'esempio pubblicato dal famoso libretto di Eureka.
Il restante 20% dei casi ­ quello in cui, malgrado tutti gli sforzi, la famosa scintilla non scatta ­ spiega gli alti e bassi qualitativi che rendono la serie "Martin Mystère" fonte di continue e gioiose sorprese. Per porre rapidamente fine a quello che ormai rischia di diventare un incubo, sono costretto a fare uso del più abbietto espediente letterario mai inventato: il "Deus ex Machina", ovvero l'intervento improvviso di un imprevedibile elemento risolutore (l'autore Michael O'Donaghue suggerisce di far travolgere tutti i protagonisti da un camion, ma questo è impossibile in un prodotto seriale). Nell'ultimo "Special" di Martin Mystère, "La macchina della verità", per esempio, l'idea di utilizzare un certo personaggio (non vi dico quale, altrimenti vi guasto la sorpresa e non comprate l'albo) per concludere la storia mi è venuta quando le prime 70 o 80 pagine erano già state disegnate; le rare vignette in cui il personaggio compare nelle pagine iniziali sono state ritoccate a posteriori. Ma io posso fare tutto questo perché sono il direttore di "Martin Mystère" e, fino a quando non mi licenzieranno, sulla testata comando io. Scherzi a parte, io sono stato costretto ad applicare questo meccanismo perverso per necessità (la gran quantità di disegnatori che lavorano per Martin Mystère) e in altre circostanze (vedi, per esempio, il "remake" di Diabolik) mi scrivo il mio bravo soggetto e lo sceneggio completamente, come ho sempre fatto anche nel passato. Non solo sconsiglio a tutti di adottare questo metodo, che ­ a meno di non esserci abituati ­ è veramente snervante e può creare molti problemi, ma, per quanto riguarda il BVZM accetto solo soggetti ben definiti e sceneggiature complete.

SCENEGGIATURE CARTE TELEFONICHE DI MARTIN MYSTERE



4a carta DISEGNO: Java e Martin guardano stupiti nel sarcofago. La mummia che stringeva tra le braccia l'arma (tra le mani si vede un contenitore con la forma dell'arma, per fare capire che essa si trovava lì) è identica a Martin (Attenzione: non deve essere disgustosa, solo un po' vizza, senza bende).
MARTIN: Diavoli dell'inferno! Quell'antico sacerdote è IDENTICO A ME...
(2° FUM): Forse...Forse era un mio ANTENATO... E ha voluto che concludessi l'opera che ha iniziato mille e mille anni fa...
FINE

1 commento:

Finello ha detto...

Compro Martin Mister solo quando lo disegna Giancarlo Alessandrini, non so perché ma mi piace solamente disegnato da lui.