martedì 31 dicembre 2013

Ultimo post (del 2013)

Lo iniziamo con un botto anticipato:

Un augurio per il fumetto, con la voglia di continuare e che i segnali positivi, anche se piccoli, di questo 2013, cresceranno nel 2014.
Scuola di Fumetto sta già dimostrando che si rinnova e migliora, i nostri libri sono bellissimi e la scuola online procede, con grandi maestri e buoni allievi che vi presenteremo.

Il 2013 finisce.
Non ci è mai piaciuto guardarci TROPPO indietro. Il passato serve, è importante, costruisce il nostro futuro, è esperienza, ma non ci va di buttarci nei ricordi.
Perciò cominciamo a parlarvi del nuovo numero, ma con l'eccezione di un ricordo.
La scomparsa di Luigi Bernardi può sembrare legata al fumetto solo per un importante passato. Non è così, fare fumetti in qualsiasi ruolo e forma è un po' come essere preti, non si finisce mai di esserlo, nemmeno da spretati.
Luigi si allontano da strisce e nuvolette, a un certo punto, deluso e sicuramente ferito da un momento più difficile che mai di mercato per la nona arte.
Ma con timidezza e discrezione vi stava ancora dentro. Aveva scritto in questi anni, per i disegni di Onofrio Catacchio, la grande saga di Fantomax, omaggiando al suo interno molto fumetto, tra cui Zanardi...  La carriera criminale di Clelia C., per Grazia Lobaccaro, e poi, priìorpio in questo ultimo anno e poco prima, una storia con me, piccola piccola, e un progetto complesso con Otto Gabos.
Per il passato un po' lontano, ma indimenticabile, e per questo suo passato recente, bruscamente interrotto, abbiamo dedicato uno spazio a testimonianze di chi gli è stato molto vicino. Soci e coautori, amici che l'hanno perso e che, insieme, lo ricorderanno il giorno 11 gennaio, per il suo compleanno, a Ozzano Emilia.
In questa stessa data c'è un altro evento fumettistico, ma il calendario lo metteremo domani.
Qui, oggi, salutiamo il 2013 salutando anche un amico carissimo e una figura di enorme importanza nel fumetto italiano, con qualche parola e con qualche immagine inedita degli ultimi progetti.


«…Una vita fatta di carta, di immagini, di musica, di letture vaste ed eterogenee. Possedeva soprattutto, un “fiuto” speciale, che gli permetteva di riconoscere immediatamente i nuovi talenti, con cui entrava in contatto e di cui diventava amico e complice, felice di aiutarli a trovare la pista giusta in una delle tante riviste, case editrici e collane di libri che ha fondato. Anche lui, che era uno spirito inquieto, cambiava spesso sentiero, abbandonando il precedente quando sentiva che era diventato una noiosa e ormai sterile routine». (Graziano Frediani)
Otto Gabos


«Per il fumetto Luigi Bernardi, ha indicato strade che molti di coloro che hanno incrociato il suo percorso, continuano a seguire. Il suo era uno sguardo sempre attento alla realtà, rigoroso nei modi di raccontarla anche quando lanciava la narrazione verso derive apocalittiche.
Lo ha fatto in veste di autore in opere come Fantomax e Clelia C. indicando direzioni nuove verso cui orientare il racconto per immagini. La stessa operazione che aveva fatto da editore con le riviste che aveva ideato e diretto: Orient Express e Nova Express di chi l'ha conosciuto bene e gli deve molto». (Onofrio Catacchio)
Laura Scarpa

«Con Granata Press, Luigi ci diede la possibilità non solo di imparare un mestiere, ma anche di rivolgerci a un pubblico ben più vasto di quello che potevamo raggiungere noi attraverso le sole (poche) fumetterie dell'epoca. Noi avevamo piantato un seme, ma fu grazie a Granata che in Italia si iniziò a parlare seriamente di manga e anime: il fatto che un 'guru' come Luigi Bernardi se ne stesse occupando, portò sul fumetto giapponese l'attenzione anche di coloro che fino a quel momento non lo prendevano in considerazione, chi per disinformazione, chi per snobismo, chi per pigrizia». (I Kappa Boys)


domenica 22 dicembre 2013

Avviciniamoci (e al 2014) al 91 regalando abbonamenti


Come con il #90, anche il #91 sarà un numero importante, che continuerà a segnare la strada nuova della rivista.
«Scuola di Fumetto» si va caratterizzando per servizi ampi e  riccamente illustrati che presentano autori classici e autori da scoprire, italiani e internazionali.

Così nei prossimi giorni vi presenteremo i temi e gli autori che troverete nel prossimo numero, il primo del 2014.

Vi ricordiamo anche che l'intento di «Scuola di Fumetto» è didattico e volto all'approfondimento della 9^ arte. Per questo domande approfondite agli autori e molta documentazione pratica, che possa mostrare il loro processo creativo.

Questo numero è ricco di nomi famosi e altri in ascesa.
Uno per tutti? Leo Ortolani... altri dettagli prossimamente...

Ma vi ricordiamo nel frattempo, mentre siete alle prese delle ultime spesucce natalizie, che i libri e i fumetti sono sempre regali belli e graditi, mai inutili, #regala1fumetto è il nostro motto: dunque comprateli in libreria o sul nostro sito.

ULTIMO GIORNO anche per regalare UN ABBONAMENTO a Scuola di Fumetto, con IN REGALO ben 5 vecchi numeri!
Così se regalate l'abbonamento il fortunato riceverà a stretto giro di posta SUBITO 5 arretrati pieni di cose interessanti, e poi ogni due mesi si ricorderà di voi... il tutto a soli 29,00 euro (invece di 64,00). Un regalo che dura un anno e che vale il doppio (spedizione solo per l'Italia).
Qui sul sito.



martedì 10 dicembre 2013

Saranno famosi!

Sin dal n.1 di Scuola di Fumetto, decidemmo di dare una vetrina ai giovani autori, purchè fossero inediti ma sufficientemente professionali.
La prima fu una mia allieva, Claudia Volontè, di cui potete vedere un piccolo portfolio nel suo blog, e altre notizie professionali qua...
Con l'occasione vi riproponiamo la sua storia di allora:








Alcuni, non tutti, hanno avuto successo. Non è stato certo merito nostro, se non per averli incoraggiati e aver dato loro l'opportunità per confrontarsi con la carta stampata.
Basti dire che sul n. 5 appariva Alessandro Baronciani, come ricordavamo di recente in una bella intervista sul nostro giornale >(#88).

Dunque non è vano pubblicare nuove mani, alcune più incerte, altre già pronte alle pubblicazioni professionali.
Ma non è facile trovare questi giovani autori, proprio perché noi selezioniamo. 

Rinnoviamo il nostro invito:

il nostro spazio è aperto a tutti. Queste sono le regole da rispettare:

1) Qualsiasi sia l'età, l'autore o gli autori, non devono aver pubblicato professionalmente.
2) La storia deve essere di 3 o 4 pagine, bianco nero o colori e inedita. 
3) Qualsiasi genere narrativo escluso il porno; linguaggio e immagini non devono essere eccessivamente violenti o volgari, o dare dunque fastidio a qualche lettore.
4) Devono avere un certo livello di qualità, a nostro insindacabile giudizio.
5) Devono essere accompagnate da una vostra mini-presentazione personale.

Aspettiamo le vostre pagine. Mandate qui i file, di dimensioni di massimo 1 MB e non più di 4 files per ogni mail.


ESORDITE!

giovedì 5 dicembre 2013

Più libri e più liberi

Al ritorno dall'interessante SoBD a Parigi, e dopo aver respirato aria buona per l'ispirazione, al rientro.... sto senza collegamento internet che fastweb quando ha un guasto di linea ci mette 72 (settantadue) ore a garantire ripristino, 72 da quando lo segnali tu, non da quando c'è. Perciò lavoro solo da ipad, molto parziale.  Mi spiace per il disguido e per ogni comunicazione rallentata.

MA DOMANI A PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI CI TROVATE GENTILMENTE OSPITATI DA COCONINO FANDANGO! A ROMA EUR. 
DOTTOR OSS, GIPI, ZEROCALCARE, ALLO STAND COCONINO A25 (proprio all'ingresso).
Importante e bello!
Questa fiera sta sempre più dimostrando il suo valore sia livello commerciale e prenatalizio, sia nella cultura editoriale. Uno spazio per scoprire editori e libri poco noti ma belli!
Dunque troverete allo stand Coconino i nostri ultimi 3 volumi: Il Dottor Oss, di Milani e Nidasio, la riedizione completa e strafiga delle avventure del più affascinante scienziato steampunck.
E poi due volumetti con interviste e disegni esclusivi e inediti: Zerocalcare e Gipi! Due librini preziosi.
Veniteci a trovare, per ogni libro acquistato ricevete SdF in regalo!

domenica 24 novembre 2013

PARTENZA!

Siamo in partenza per Parigi, a metà settimana, in esplorazione. C'è il SoBD e anche una mostra sul fumetto di immigrazione.
Settimana calda, l'ultima ancora libera dalle follie natalizie.
Ma se di Natale si deve parlare, eccoci con le nostre offerte che, in occasione del black friday (proprio venerdì prossimo) dilatiamo per quasi due settimane e parte OGGI lunedì 25 (in giornata) sul nostro sito.
Un super-black-friday dunque, in cui potrete trovare i nostri libri in pacchi offerta, e anche l'abbonamento a Scuola di Fumetto con una sontuosa aggiunta, giusta se volete abbonarvi voi, o se volete regalare il vostro abbonamento.
I libri partono domani, attenzione, sono offerte a numero chiuso, perché di alcuni volumi abbiamo poche copie.
Sì, vogliamo esaurire le scorte!
Vogliamo cominciare il 2014 più leggeri e pieni di energie!


Eccoci dunque pronti a regalare e scontare, ma presto anche ad annunciare e presentare novità.

Per esempio, che cosa troverete sul prossimo Scuola di Fumetto in uscita nei primi giorni 2014?
Rat-Man e Leo Ortolani, giunti al n. 100 ci riveleranno i loro segreti e i disegni più nascosti!

Vi pare poco?
Scuola di Fumetto cresce cresce cresce!
E crescete anche voi.


lunedì 18 novembre 2013

PREPARIAMOCI!


Avrete notato un nuovo slancio anche da questo ultimo numero di Scuola di Fumetto, il 90, un numero di grande successo, che stacca con una nuova grafica e un'evoluzione coerente con la storia del magazine, ma in rinnovamento.
Il rinnovamento è piuttosto volto a una qualità sempre maggiore, e a uno sguardo sempre più internazionale.
L'eterno problema è trovare il giornale in edicola, e noi vi richiediamo di aiutarci, di segnalarci dove non lo trovate e in che edicola, ESATTAMENTE, lo vorreste trovare. Voi parlerete con l'edicolante, noi col distributore che è molto bravo e sollecito.
Peraltro sapete bene che troverete sempre il magazine in fumetteria, anche lì ci si può in una certa forma abbonare, come fanno tutte le fumetterie, e saremo puntuali (anche se la tempistica è un po' diversa dall'uscita in edicola, per motivi tecnici).

Ma siamo qui per un lancio: ABBONATEVI! Avete problemi di vostra memoria, o di edicole e luoghi, per trovare Scuola di Fumetto?
L'abbonamento è semplice e regolare.
Poiché siamo tornati a gestircelo interamente non solo vi assicuriamo risposte e invii solleciti, ma anche un'offerta lancio.
Un regalo, sì... perché sta arrivando Natale e siamo tutti più buoni!
Vi sembra presto? ma già da giorni persino le gelaterie si ornano di abeti e luci!
Inoltre a dicembre le poste vanno sempre più addensandosi di pacchi e pacchetti. Per questo, se volete libri e giornali sotto l'albero, pensateci subito!
Dalla prossima settimana fino ai primissimi giorni di dicembre, troverete sul nostro sito un'offerta per i nuovi abbonati, una proposta per i vecchi abbonati che vogliono fare un regalo, e infine varie proposte di pacchi natalizi.
Regalare libri e riviste, forse sarà più démodé che regalare in e-reader, ma è un regalo bellissimo.
E poi per chi vuole il digitale, l'abbonamento a Scuola di Fumetto c'è anche in PDF direttamente sui vostri schermi...




Natale si avvicina, seguiteci nei prossimi giorni per la cascata di offerte e doni. Basta un clic qui!

lunedì 11 novembre 2013

90 e Zero... numeri perfetti!

Questo nostro numero 90 di Scuola di fumetto è davvero perfetto.
Non che 89 o 88 avessero difetti.
Stiamo sempre più attenti ad autori importanti, bravi, che fanno tendenza.
Ma anche ai più giovani o che preferiscono stare in seconda linea.
Chi ha detto che le retrovie sono da vili? Spesso nella seconda linea del fumetto si celano i futuri grandi nomi, oppure autori serissimi che diffondono il fumetto a più livelli, senza buttarsi in mischie e polemiche.

Dunque in questo numero che presenta i grandi delle vecchie nuove generazioni, ecco un intervento di Zerocalcare, alla vigilia dell'uscita (ormai avvenuta) del suo nuovo libro: Dodici, edito da BAO.

ComicOut ha pubblicato un libro-intervista per lezioni del fumetto. Una sua derivazione, più breve ma arricchita esce anche sulla rivista.
Vi presentiamo Zerocalcare (come se ce ne fosse bisogno).
Nella suo successo che ne fa una star, ma anche come ragazzo da sempre attento al sociale, al politico, alla lotta; come autore alla ricerca di dire cose diverse e in continua evoluzione, come fenomeno di successo, ma anche persona che deve comunque vivere la sua vita, come autore, ma anche lettore di grandi fumetti popolari e innovativi, che fanno intuire da dove nasce la sua arte di comunicare.



 Partiamo dal tuo nuovo lavoro: Dodici, una storia che si svolge in 12 ore: questa unità di tempo mi fa venire in mente il film Mezzogiorno di fuoco e, più anticamente, l’unità di tempo e spazio della tragedia greca.
Vola più bassa… banalmente è piuttosto 24, la serie tv. L’idea mia era di fare un po’ quello.
Sono tutti banchi di prova per una storia superlunga e superimpegnativa che voglio fare da un sacco di tempo, la volevo fare ora, ma prima ho fatto Dodici, perché l’altra è troppo impegnativa, non mi sentivo tranquillo.
Aver fatto Dodici mi serve soprattutto per assimilare questi ritmi narrativi, flashback eccetera, e anche perché questa storia che voglio fare è autobiografica entro certi limiti: parlando di epoche diverse e generazioni precedenti la mia, molte volte non parla assolutamente di me. Volevo appunto vedere quanto gestivo la mancanza dell’io narrante. 

E i personaggi? In questa storia non ci sei tu, ma Secco. 
È un po’ diverso dal solito ora che è protagonista?
Mi sono reso conto adesso che per la prima volta diventerà il protagonista di un fumetto, perché io resterò in coma e voglio che sia lui il protagonista assoluto. Per rendere il personaggio un po’ vero e non stereotipato, perché se tu scrivi di una cosa totalmente inventata ti viene da riutilizzare le cose che hai visto negli stereotipi, invece ho voluto riprendere il suo carattere rendendolo ancora più reale, e penso che sia più divertente vedere come si comporterebbe in quella situazione la persona vera che io ho in testa, anche con tutte le sue caratteristiche assurde.
Diciamo che è la prima volta che è un personaggio più di fantasia che del mondo reale. Il Secco che uso normalmente è una persona, anzi due, che esistono, che pensano e parlano così. Le cose che fa di solito, poiché penso a cose e persone specifiche, sono cose accadute veramente. 
Questa volta invece i discorsi sono più o meno reali e veritieri, ma è diventato un personaggio più di finzione: mi serviva un personaggio più stilizzato. Avrà un po’ di più del mio amico attuale, che è un personaggio che vive di poker online, vive col fuso orario dei tornei a Bangkok…
Insomma, andando avanti nel tempo anche Secco è diventato più autonomo, un po’ vive di vita propria.


Mi pare il momento di parlare tecnicamente di come disegni, niente computer, o quasi…
Lo faccio tutto old school. Prima faccio lo story board su A4, a volte anche più piccolo, poi faccio le matite e scrivo i testi, anzi, le cose che i personaggi devono dire lì; il concetto, non la frase proprio definitiva o completa. 

Con che cosa disegni?
Sempre su carta, di solito uso gli A3 ma leggeri, da fotocopie. Pennarelli Staedtler, quelli millimetrati, 0.3 per le cose piccole, 0.8 per i testi e le cose grandi, per i contorni dei primi piani. Ogni tanto anche lo 0.5.
Per le matite non mi cambia niente, non so la differenza, “morbide”, “dure”, “H”, “B”, non so proprio che significa.
Non disegno al computer, ci do solo i neri (con lo strumento secchiello) e uso la tavoletta soprattutto per dare i grigi e le ombre. Li faccio apposta irregolari, il grigio non è mai preciso nelle mie cose, esce sempre un po’ dai contorni.

E che stile usi per raccontarle? A cosa fai riferimento? Qual è il tuo humus?
In realtà, di solito, quello che racconto, nel blog, è quello che mi fa rosicare, nel senso che poi i temi sono proprio le cose che mi irritano, che mi urtano, oppure che trovo particolarmente buffe… 
Lo stile credo sia un mischione di tutto ciò che ho divorato negli anni, sicuramente i blog a fumetti francesi sono quelli che mi hanno dato l’impronta più forte.
Su come si costruisce poi la cosa, be’, è soprattutto chattando con gli amici, proprio nelle chat, mentre racconti le cose, oppure ci scriviamo cose serie o stronzate e chiacchiere, capitano dei discorsi, degli spunti e spesso mi accorgo che questa cosa di cui stiamo chattando può funzionare nel fumetto, sta bene disegnata.
Credo che i miei disegni vengano direttamente dalla chat, come linguaggio e come costruzione delle storie.


Insomma, si tratta di un'intervista importante che approfondisce quello che ancora non si sa di Michele Zerocalcare soprattutto dal suo lato d'autore, ma anche da quello ideale e ideologico.

Potete approfondire le notizie su Michele-Zero su questo Scuola di Fumetto n. 90
E ancora di più leggendo il librino che gli abbiamo dedicato... 

a presto con altre meraviglie!

martedì 5 novembre 2013

Che pezzo da 90!

Questo numero 90 di «Scuola di Fumetto» è piaciuto molto a Lucca Comics and Games (di cui troverete domattina molte notizie e curiosità sul blog di ComicOut). 
Piace la nuova testata, più piccola e laterale, piace la copertina (e ci mancherebbe...), piace quello che c'è dentro.
Non siamo dei vanitosi, lo sapete, raramente ci facciamo le lodi da soli, ma per questo numero 90 facciamo letteralmente la ruota. Agli abbonati è partito oggi, in fumetteria dovrete attendere qualche giorno, in edicola dovreste trovarlo e, come sempre, vi consigliamo di comprarlo sempre dallo stesso edicolante e di richiederlo. In ogni caso è già acquistabile online dal nostro sito.

Parliamo dunque del terzo pezzo grosso  che troverete al suo interno. 
Un'intervista a Tito Faraci non è certo una novità assoluta sulla nostre pagine, ma questa volta Tito ritorna, non solo con le sue molteplici collaborazioni (la più rada con Dylan Dog, la più regolare con Diabolik), ma soprattutto a parlarci del suo ruolo per «Topolino», argomento scottante degli ultimi mesi, prima e dopo l'ufficiale passaggio a Panini.
Ma per queste storie (questa è disegnata da Giorgio Cavazzano) oggi il © è Panini?
«Dalla scorsa primavera sto collaborando con Topolino come editor, seguendo un gruppo di giovani autori arrivato ormai a una decina di elementi. Alcuni avevano già scritto fumetti disneyani, altri cominciano ora. Questi ultimi, ovviamente, rappresentano la sfida più interessante e, per un editor, gratificante. Sangue nuovo. Il problema più grosso è trovare gente che conosca bene e profondamente l’universo dei topi e dei paperi. Saper sceneggiare è solo una base di partenza, ma non basta. E, oltre alla padronanza dei personaggi, è necessario sapersi muovere attraverso tutti i grandi modi della narrazione: commedia e avventura, realismo e fantasia. Inventarsi universi meravigliosi e, allo stesso tempo, sapere raccontare piccole storie di gente comune. Non è semplice.
Il lavoro che sta facendo Roberto per Dylan Dog è importantissimo e molto complesso, ma diverso dal mio. Io faccio anche un’opera di scouting, che è soltanto all’inizio. Mi piacerebbe portare su Topolino grandi autori arrivati da altri tipi di fumetto. Scrivere Topolino deve tornare a essere un traguardo, un onore. Come lo è per me. Qualche nome c’è già, ma per ora non posso ancora rivelarlo. (ma sappiamo che alcuni nomi sono davvero grossi... n.d.r.)

Sto lavorando a vari progetti che riguardano Topolino e anche… be’, Paperinik. Il che, per chi sa leggere fra le righe, è già un indizio. Se fossi uno che usa gli emoticon, qui ci metterei un una punto e virgola e una parentesi chiusa».
 
Ma per queste storie (questa è disegnata da Silvia Ziche) oggi il © è Panini?

E parliamo con lui del suo mestiere di scrittore, ormai al terzo libro (e al secondo horror per lettori young adult), ma anche del suo rapporto con internet e con i vari media, quali la radio, cui è certo affezionato dai tempi del giornalismo musicale: i suoi inizi.
Tizzoni d’inferno, trasmissione è molto seguita, e oggi un nuovo blog di commento al fumetto su Linkiesta. Forse è una nuova tendenza quella degli autori di creare un rapporto più fitto col pubblico. 

«Appartengo a una generazione di autori di fumetto che ha cominciato a percepire di avere – di potere avere – anche un ruolo sociale, come capita per i romanzieri, i registi o i musicisti. Il nostro punto di vista è diventato interessante, anche al di fuori di quello che riusciamo a dire nelle pagine di fumetto. Abbiamo un posto nel mondo e, in questo senso, anche una responsabilità maggiore. Poi, sia chiaro, i colleghi che si “limitano” a stare in casa a fare il loro lavoro hanno tutta la mia stima e, a volte, pure un po’ d’invidia.
Tizzoni d’inferno non è uno spazio critico nel senso tradizionale (e un po’ restrittivo) del termine. Nel mio podcast si chiacchiera di fumetti, di quello che succede in questo campo. Con un tono da bar, ironico, senza però mai scadere nella caciara. E, soprattutto, faccio parlare i miei ospiti: da Giorgio Cavazzano a Mauro Boselli, passando da Roberto Recchioni e Silvia Ziche». 


Super-presente in twitter, cosa dobbiamo aspettarci dal blog re-fuso, dove ti sei annunciato più “cattivo”?

«Sto prendendo le misure. Di sicuro, non parlerò soltanto di fumetti. È un diario di vita, in cui c’è anche – ma non solo – il mio lavoro. È un periodo in cui la politica, per esempio, è tornata a interessarmi molto. E twitter mi ha insegnato un approccio diretto, sintetico e, quando serve, anche duro e sarcastico. Il mio precedente blog era un po’ troppo “trattenuto”, in punta di forchetta. Ma non sono più tempi. Non per me».


Per noi è tempo di leggere la sua intervista intera su SdF 90. E poi andare avanti, sempre!

venerdì 1 novembre 2013

Siamo qui: padiglione Napoleone

A Lucca comics and games, noi siamo i comics, logico! E il nuovo numero di "Scuola di Fumetto" sta andando  alla grande, se poi ci comprate assieme il libro su Zerocalcare, fresco di stampa e inediti, avrete in regalo la borsa Zerocalcare-ComicOut.

Poi piace anche il bel libro riaggiornato e ampliato su Gipi, e spacca il Dottor Oss di Grazia Nidasio e Mino Milani. Insomma abbiamo lo stand più bello del mondo! Esattamente tra Coconino Fandango e Di fronte ai Kappa, ci troviamo a nostro agio tra bei fumetti ed amici! 

Veniteci a trovare e magari trovate anche l'arretrato che vi manca, o potete abbonarvi in fiera con un piccolo incentivo in più, che vi diciamo solo se passate! :)
Vabbè, è un post pubblicitario, dite? Soprattutto segnaletico, seguite la feeccia e ci trovate facile facile, che poi oggi Zerocalcare passerà a sorpresa! 
Inoltre alle18, in chiusura giornata, noi si brinda assieme , anche con David Lloyd che ieri ha parlato con noi e con NpE del suo Aces Weekley e del suo workshop con noi!
Passate, taralli e vino assicurati. Ma soprattutto fumetti bellissimi!

mercoledì 30 ottobre 2013

LRNZ tecnologia, manga, giochi e fumetto d'autore



LRNZ, il più "realistico" dei SuperAmici, a suo dire, è un autore che sembra creare un magico raccordo tra il disegno più classico, la linea chiara degna di Moebius, e la sua generazione cresciuta a manga e video giochi e con le dita sulla tastiera del computer o su pulsanti dei games.
Realistico? certamente sì, ma quanto irreali le sue relaistiche figure? I suoi personaggi così ideali?

A Lucca lo troverete in grande stile, annunci di novità, edizioni limitate, stampe a 7000 colori, copertine di fumetto pop da edicola. Solo dopo un po' di anni LRNZ cioè Lorenzo Ceccotti, si è accorto che il fumetto lo rende felice (e sì, come afferma anche Gipi che trona alal grande al fumetto e di cui trovate la verisone ampliata e aggiornata della sua intervista/lezione di fumetto, al nostro stand).
LRNZ è anche l'ampio, ricco e affcinante sketch-book sul numero 90!
Immagini che, come mai nella vita, vedrete crescere dall'abbozzo alle forme più definite. Il fascino del disegno è di sicuro nelle mani di Mago LRNZ, non resta che scoprirlo.

Ricordate che lo trovate su SdF 90, assieme ad altre meraviglie (Consultate il blog di  Comicout)
a lucca Comics and Games QUI:

lunedì 28 ottobre 2013

DI LADRI e di ARTISTI


il Ladro Gelsomino, di Grazia Nidasio
Non tutti i ladri sono cuori gentili come il Gelsomino, di Grazia Nidasio, pubbòlicato nei primi anni 50 su «Corriere dei Piccoli». Il ladri sono ladri, soprattutto quelli d'arte.
L'altro ieri raccontavo a Grazia Nidasio e a Mino Milani, del terribile furto, avvenuto anni fa, di praticamente tutti gli originali di Alberto Breccia, dalla casa dove erano depositati dopo la sua morte.
"Rubano i fumetti! – ha commentato la caustica Grazia – che bello!".
In effetti, una storiella racconta di un pittore che si sentì veramente artista quotato solo quando i suoi quadri furono rubati. Comprare è una cosa, commettere un furto si fa per quello che ha un vero valore di mercato. Ma è una magra consolazione.
Parleremo di furti e di recuperi (e di come non diventare complici), proprio con i carabinieri che si occupano del recupero delle opere d'arte rubate, dai reperti romani, all'arte contemporanea, compresi libri antichi, incunaboli e fumetti.
Ma in questo numero di «Scuola di Fumetto» che troverete in edicola ai primissimi giorni di novembre, e a Lucca al nostro stand (Pad. Napoleone, st. E219), uno dei pezzi forti della rivista è sicuramente la pubblicazione di 10 tavole inedite di Alberto Breccia.

Disegnate solo a matita e mai inchiostrate, di cui non si conosce l'ubicazione attuale, perché rubate asieme ad altro prezioso materiale del Maestro argentino, le scansioni di queste tavole ci sono tsate gentilmente fornite dalal rivista «Fierro» che le ha pubblicate in Argentina, da Sasturain direttore della rivista, che è anche lo sceneggiatore di questa storia, e da Gustavo Ferrari, giovane studioso e appassionato di fumetto e dell'opera di Hugo Pratt.
Restaurate da file piccoli e incerti dal figlio di Carlos Nine, anche lui giovane e bravo illustratore.

Alberto Breccia disegnò questa storia, scritta dall'allora giovane Sasturain, proprio dopo gli anni di piombo. È la partenza di un un nuovo personaggio, ma questo prologo è anche omaggio al desaparecido e grande sceneggiatore Hector Oesterheld, ucciso con le sue figlie dai colonnelli che abbatterono le speranze e la libertà del Paese sul finire degli anni 70.
I suoi personaggi raccontarono sempre la libertà, di parola e di pensiero, dal Sgt. Kirk, disegnato da Pratt, all'Eternauta, disegnato da Breccia e poi da Solano Lopez.
Ecco una pagina dove ricompaiono, silenzioso e dignitoso omaggio, i personaggi che Alberto Breccia aveva disegnato su soggeti di Oesterheld, in anni in cui si poteva ancora vivere e fare fumetti senza morirne.


I personaggi degli anni 60, dovevano tronare a rivivere in questa prima avventura, omaggio a un grande autore di cui finalmente si poteva tornare a parlare. Ma la serie non proseguì, poiché già Perramus occupava il tempo di Sasturain e Breccia. Il resto è un'altra storia.

Del furto di questi originali e di molte tavole di fumetti ne riparleremo nei prossimi numeri di SdF.

martedì 22 ottobre 2013

Fumetti e magazine

Noi di «Scuola di Fumetto» ci siamo in formato pdf.
Abbiamo iniziato un po' a fatica, ma oggi ci potete leggere sia in cartaceo che su computer e, meglio ancora, su tablet.
La carta ci piace ancora tanto, per le immagini è tattile e rende concreto. Per ora è così. Ma lo schermo e il formato digitale sono entrati nelle nostre vite, in modo abbondante e sicuro.
Di sicuro non c'è nulla e non sappiamo le evoluzioni prossime, ma l'impressione è che, se la carta continuerà un suo percorso specifico, la rete e il digitale prenderanno un posto importante, sia per "leggerezza" e poco ingombro del supporto, sia per i tempi veloci, esenti da stampa e distribuzione.
Non a caso stanno spuntando riviste online.
Per noi è solo un blog di supporto a una rivista tradizionale, per altri, sia come riviste di critica e di commento che di contenuto narrativo fumettistico, la parte digitale è il prodotto.
Eccone tre scelte per varietà: Off life, in inglese, La città nascosta per fumetti e sociale e SBAM! per l'informazione.
Oggi arriva forse la prima rivista internet. la prima rivista online che non imita la rivista cartacea e da sfogliare, ma è rivista/sito, e che riunisce diversi blogger, giornalisti e collaboratori.

L'idea parte da Matteo Stefanelli, che 4 anni fa (mi ricordo quando me lo preannunciò sotto una poderosa nevicata ad Angoulême) aprì un blog che doveva esser di informazione critica, con un preciso scopo: era già questo, senza dubbio. 
A Critical Comics, Matteo Stefanelli (nel centro), a sinistra Luca Raffaelli, a destra Alvaro Pons

Non stiamo ad elencare i collaboratori e compagni di avventura, scopriteli direttamente sul sito/rivista. Interessante notare che online ci si può permettere quello che su carta sarebbe impossibile: l'uscita quotidiana (weekend escluso, almeno per ora). La notizia fresca, frequente, aggiornata, la molteplicità di pareri e di idee. 
Anche «Scuola di Fumetto» è della partita. Alcuni articoli saranno formulati in modo diverso su «Fumettologica». Alcune parti si troveranno anche là, altre saranno solo parziali, o anche aggiunte. Carta e schermo non sono uguali, devono collaborare e scambiarsi, generosità è il motto che dovrebbe unire non solo colleghi e "rivali" del fumetto, ma anche mezzi diversi.
Proprio mentre «Scuola di Fumetto» si evolve e vuole dare un segnale di aggiornamento, nasce una rivista di informazione e critica online, che unisce l'esperienza di «Scuola di Fumetto» a molte altre. 
Così come «SdF» non si è mai sentita rivale di «Fumo di China», perché siamo due sguardi e modi diversi su uno stesso o simile ambiente, così credo che «Fumettologica» già dal titolo non si ponga "contro" a diversi blog importanti di informazione, come il sito afnews.
La ricchezza di opinioni e proposte non solo è quello che fa la democrazia (mmm parola difficile, forse meglio non usarla), ma anche quello che, come si diceva negli anni 70, "porta avanti il discorso" e, per quanto interessa noi di SdF, porta avanti la critica... e sì, su questa bella parola spesso contestata ci torneremo. Qui e magari anche su «Fumettologica».

lunedì 21 ottobre 2013

SdF #90 a LUCCA COMICS and GAMES

Un numero ricco e ricco di immagini e testimonianze d'autore, da una parte, e di critica e analisi dall'altra.
La linea di trasformazione della rivista è qua: vogliamo esser "Scuola" di fumetto in tutti i sensi. Scuola come didattica sul campo, come rivelazione del lavoro degli autori (e – perché no? – degli editori, traduttori, letteristi...) attraverso al visione del opere nelle fasi di crescita, di sviluppo. Gli studi e gli schizzi prima del definitivo, il lavoro che c'è dietro la creazione.
Dunque una "scuola" che interessa l'esordiente e l'appassionato, come il professionista che ama vedere il lavoro del collega.
Dall'altra parte l'apprendimento, la scuola, è anche analisi, dunque saggistica, critica, pensiero sul fumetto, sul rapporto testo/immagine, su stili e autori.
Senza salire in cattedra ci piace l'idea di aprire , di squadernare il fumetto e rivelarne le trame, la tessitura, le radici.

Eccovi dunque il sommario di questo numero 90, che troverete in anteprima a Lucca Comics.
Noi ci siamo, e in posto d'onore! Nel grande padiglione di piazza Napoleone - Stand 219. Siamo QUI:
Vicino alla porta del lato Palazzo Ducale (verso San Michele).

Quel padiglione, sul finire degli anni 70, era l'unico, e raccoglieva tutti gli editori italiani. Com'era possibile? eppure il fumetto funzionava bene in quegli anni, faceva vivere bene. E lì dentro c'era il primo «Frigidaire», c'era Ottaviano Editore e c'era «Linus»...e Bonelli, mi pare di ricordare, e «la Bancarella» che pubblicava giovani autori e «l'Urlo» che creava scandali svelando ingiustizie... quella piazza era meno piena, ma c'eravamo tutti. Eravamo pochi e i lettori (in proporzione tanti più di noi) erano certo meno di adesso.
Noi ci siamo, e portiamo cose nuove e cose storiche. Ve le racconteremo in questi giorni sul sito e sul blog di Comicout.
Intanto pregustatevi le delizie del nuovo numero del magazine, di cui vi daremo assaggi più succulenti nei prossimi giorni. Ma soprattutto, a Lucca, passate a trovarci, le sorprese sono molte!

mercoledì 16 ottobre 2013

Scuola di Fumetto #23 - giugno 2004 - Luigi Bernardi

Luigi Bernardi si è spento questa mattina alle 6.
Il mondo del fumetto e gli amici sono in lutto.

Sul blog di ComicOut l'ho personalmente ricordato, amico sempre, editore dei miei primissimi tempi, sceneggiatore in tempi recentissimi, con l'editoriale che troverete sul n.90 d «Scuola di Fumetto» che uscirà tra pochi giorni, a Lucca, dove spero riusciremo a ricordarlo, e a ricordarne l'opera, magari in un incontro.
Ma qui vorrei pubblicare l'intervista che gli feci nel 2004, per il n.23.
Tempi lontani, e un titolo che oggi ci fa sorridere amaro.
Pubblico prima le pagine dalla rivista, poi il testo integrale.
E ringrazio Luigi per quello che ci ha dato in quegli anni difficili, e per la sua scorbutica (rispetto al fumetto) posizione, in questi ultimi anni.









Luigi Bernardi è stato editore de L’Isola Trovata, di Granata, delle più interessanti e innovative riviste di fumetto italiano e ha portato il manga in Europa, da Ken il Guerriero a Nausicaa. Ma si è sempre occupato anche di scrittura, scoprendo grandi autori del noir. Ora, scrittore e curatore di collane, dice di aver di­men­ticato il fumetto, noi non gli crediamo e lui lo dimostra.

Quanti anni avevi quando ti sei messo a fare l’editore? 
25… quell’anno avevo cominciato curando il supplemento de La Città futura, un apprendistato nell’editoria e nel fumetto. Lo facevo tutto io, contattavo gli autori e gli agenti, dovevo fornire il prodotto già finito.

Da lettore a editore, come avvenne il cambiamento?
Fino a quel momento ero solo un lettore. Cominciò tutto più o meno nello stesso momento, prima avevo fatto solo una trasmissione radiofonica, Segnali di fumo, a Radiocittà 103 e così conobbi altri appassionati del fumetto, come Stefano Federici (poi nell’Isola Trovata), Giorgio Carpinteri (che debuttò sul primo fascicolo de La Città Futura), Igort, Daniele Brolli… Vittorio Giardino suonò un giorno alla porta della Radio, a fine trasmissione, si presentò come aspirante autore di fumetti, facendoci vedere delle strisce comiche, delle formichine tipo BC, che ci lasciarono perplessi, poi iniziammo a frequentarci e non ho mai conosciuto uno con una volontà più precisa e definita della sua! Per Città Futura fece dei racconti molto ‘toppiani’, sia come ispirazione narrativa che grafica, e poi un racconto per Indagini dell’Altroquando (uno dei due primi volumi de L’Isola Trovata), contemporaneamente iniziò Sam Pezzo per il Mago. Tutto si giocò in pochi mesi per lui e anche per me (anch’io cominciai a collaborare con il Mago). Era l’inizio del ’78, fine ’77: ricevetti la proposta dalla Città Futura, e contattai Panebarco, che mi fece conoscere un agente promotore della Longanesi, con cui decidemmo di fare una casa editrice, lui poi si defilò presto, al suo posto entrò Giorgio Beltramo.

Eravate tu, Ilde Turrini, Stefano Federici e l'architetto Beltramo…
4 soci, ma solo per un paio d’anni, e poi il tutto è rinato come ditta individuale mia, credo nell’81, poi, dopo che avevo fatto la rivista Orient Express, ho ricevuto la proposta di Bonelli, ho accettato e l’Isola Trovata è rinata una terza volta, come Srl.

Infatti di te si può dire che hai sette vite come i gatti, o che sei un’Araba Fenice, che riemerge sempre dalle ceneri… Ma torniamo alle tue origini: di cosa eri lettore?
Ero lettore delle riviste, non erano molte, ma c’erano quelle che contavano, Linus, che era importante, Il Mago, altrettanto importante per un certo periodo, Eureka… il Sergente Kirk, Sorry e Horror, una bella rivista, anche se di vita breve: la prima rivista interamente di produzione. Leggevo fumetti francesi, erano anni in cui in Francia c’era molta vivacità, si mettevano in discussione i classici, Giraud diventava Moebius, c’era stata la na­scita di Echo des Savanes e poi di Métal Hurlant, poi di À suivre, il fumetto a metà anni ’70 cambia moltissimo.

Che autori amavi particolarmente, da lettore?
La Montellier e poi Tardi, Bodé, certi classici francesi: Blueberry è una saga ineguagliabile. Mi piacevano moltissimo Battaglia e Toppi, Pratt… Crepax, credo sia stato forse l’autore che più mi ha dato l’idea di quante cose si potevano ancora fare col fumetto. E poi naturalmente Magnus, che seguivo dal primo Kriminal e in tutte le sue varie trasformazioni: quando ho fatto Orient Express mi sono detto che questa rivista non l’avrei mai voluta fare senza Magnus. Fu un corteggiamento lunghissimo e alla fine con successo: delle tre storie per Orient Express almeno due, “La fata dell’improvviso risveglio” e “L’uomo che uccise Ernesto Che Guevara”, sono davvero grandi storie.

E autori attuali che ami e che leggi ora?
Leggo pochissimi fumetti; ho alcuni autori di cui guardo sempre se è uscito qualcosa di nuo­vo: Tardi, Bilal e Loustal, poco altro. Devo ringraziare Igort che mi ha fatto conoscere qualche nuovo au­tore, americano o francese, interessante. Leggo le produzioni dei miei amici Kap­pa… ogni tanto qualche Diabolik, per non perdere il vi­zio, Kriminal… Leggo le strisce di Doo­ne­sbury, che sono uno dei momenti più alti del fumetto, dai loro inizi, e mi fa un po’ tristezza dover comprare un giornale (Li­nus) solo per loro, perché il resto mi pare poco interessante. Doonesbury è un grande feuilleton, oggi BD ha perso una gamba in Iraq, e questa è una storia straordinaria: noi non abbiamo più cose come questa. Il problema del fumetto è che ha perso moltissimo questo contatto con la realtà, con la cronaca, con i pensieri e con le idee della contemporaneità. Mentre un tempo ce l’aveva, e credo fosse una delle cose più apprezzabili. Il fumetto si è chiuso in se stesso ed è diventato autoreferenziale, sia a livello di produzione che di mercato. La grande trappola in cui si è ficcato il fumetto sono le fumetterie, i luoghi dove trovi solo il fumetto. Ma quando un linguaggio aperto a 360° come quello del fumetto diventa quasi un genere, anzi, diventa un prodotto, più che un linguaggio, allora perde energia.

Il fumetto, a torto, spesso viene considerato un genere…
Anche qualche grande intellettuale l’ha considerato così. Il fumetto è un linguaggio straordinario: da Krazy Kat a Li’l Ab­ner, da Corto Maltese a Valentina, interpretazioni diversissime  di un linguaggio, di una ricchezza espressiva che non ha il ci­nema e neanche la letteratura, per certi versi. Unisce varie cose, ma non le appiccica, le reinventa, con un linguaggio originale, nuovo, suo e di nessun altro. Tutta la mia attività editoriale partiva da questo concetto, che il fumetto è in realtà un qualcosa di un tutto, di altre produzioni, di altri linguaggi. Le mie riviste si sono sempre interessate anche di altro. Le mie case editrici hanno pubblicato narrativa e saggistica, non solo fumettistica, libri strani, di confine. Sembra che oggi questo manchi e che questa assenza si faccia sentire in modo determinante.

Penso che se il fumetto vuol sopravvivere debba uscire dai confini dei lettori di fumetti.
L’abbiamo sempre sostenuto, magari in pochi, ma buoni, attivi e determinati. Un’altra cosa che hanno fatto sempre le mie case editrici è stato cercare uno spazio in libreria. Ci siamo riusciti poco, sconfitti dai negozi specializzati, che equiparano il fumetto al francobollo, al prodotto per appassionati e collezionisti. Dove si entra solo se si vuol comprare un fumetto e dove è molto difficile venire folgorati da qualcos’altro, perché non c’è.

Le fumetterie hanno lo scopo di dare spazio a fumetti rari o stranieri, per un pubblico limitato e appassionato.
I primi negozi, come le Nuvole Parlanti di Milano, svolgevano questo compito, ma la fumetteria è un esercizio commerciale e deve sopravvivere vendendo quei prodotti che lo fanno andare avanti. Di contro, la situazione delle edicole è sintomatica: le edicole sono sempre più diventate qualcosa di diverso e trovarvi spazi e visibilità è difficilissimo e sempre più costoso. Tutto questo fa un male formidabile al fumetto. Oggi anche l’autoproduzione è un’ultima chance: la fai nella speranza che qualcuno ti veda e ti ingaggi, non è quel fumetto, tipo l’underground, che si faceva perché era contro, che voleva esplorare il linguaggio in modo diverso, che voleva rompere le scatole…

Parliamo delle tue riviste, di cosa sono per te, di come le hai impostate e della mancanza di riviste oggi.
Le mie riviste sarebbero perfette oggi. Sarebbero di un’attualità sconcertante: Orient Express, Nova Express, Nero e Dinamite. O.E. cercava fin dal nome questo spazio per l’avventura, in un momento in cui forse non era da fare, ma oggi lo sarebbe: l’O­riente. A partire dagli anni ’90 tutto si è giocato in Oriente, dai Balcani alla dissoluzione dell’impero sovietico, al Medio Orien­te ecc. Pensa come potrebbe essere oggi un giornale di avventura che ci raccontasse storie in quegli spazi che prima erano chiusi e ora si sono aperti, qualche cosa di assolutamente eccellente. Non sono molto soddisfatto di O.E. come è venuta, sapevo come avrebbe dovuto essere, ma si sono intrufolate cose di fantascienza, che c’entravano poco, poi i western, che c’entravano abbastanza poco… ma il primo numero, con Magnus dello Sco­nosciuto, con Giardino di Rapsodia Ungherese, con Panebarco di Big Sleeping, con una bella storia di Manara, credo... forse Micheluzzi con una storia ambientata a Teheran... era una rivista straordinaria. Probabilmente è mancata laddove mancavano autori in grado di reggere questa qualità e questa linea.

E le altre?
Nova Express oggi sarebbe perfetta; una rivista che racconta la schizofrenia metropolitana, il futuro che non è futuro ma presente, del quale non riusciamo ad avere un’immagine distaccata dalla realtà. Qualcosa di estremamente vivo e generatore di storie, di apparati redazionali ecc. Nero sposò l’idea che avevo io con quella che aveva Ferrandino, cioè che la grande stagione del fumetto italiano sia stata quella dei fumetti neri degli anni ’60. Una stagione di fenomenale originalità, l’idea – che era quel­lo che stavano facendo Frank Miller e Alan Moore –, di rileggere questa stagione in chiave moderna, era giusta, l’hanno capita in pochi, ma se andate a rileggere i 12 numeri usciti ci troverete dei gran bei fumetti. L’interpretazione che ha dato Fer­ran­dino di Kriminal era stupefacente, le storie con Diabo­lik, non si chiamava Diabolik ma ‘il Re’, con la compagna che si strappa la pelle perché, impazzita, cerca di levarsi tutte le maschere che ha indossato nella sua vita, sono immagini che, fatte da Miller o Sienkiewicz, sarebbero finite nella storia del fumetto. Le hanno fatte Ferrandino e Marco Soldi e sono state dimenticate! Pec­cato… L’equipe era ottima, Marco Soldi è bravissimo, Caracuzzo uno stupefacente professionista, capace di realizzare qualità e quantità e poi Vannini, bravissimo. L’im­pressione è che queste cose non le abbia viste nessuno, e questo mi fa dire una parolina sui critici italiani di fumetti.

Che parolina? Parla. 
Almeno imbarazzanti! Scrivono sempre le stesse cose e sono an­che loro funzionali a un fumetto chiuso in se stesso, sanno cosa succede nella striscia del 18 maggio 1937, di Secret Agent X9, ma non riescono a cogliere qual è e quale dovrebbe essere il rapporto tra il fumetto e la cultura contemporanea. Perché il fumetto è fatto anche di capacità di rielaborare attraverso il suo linguaggio quella che è la cultura e l’arte del proprio tempo. Come il grande fumetto americano, le riviste come Métal Hurlant o À suivre. Oppure ci vuole la capacità di proporre, nei momenti in cui sembra che non c’entrino niente, personaggi e linguaggi o epiche che invece sono proprio di quel momento: Corto Maltese e Valentina lo sono stati.
Quel­lo che vedo in giro oggi appartiene a una rimasticatura forzata del linguaggio manga, a un rifacimento forzoso del supereroe.
Ci sono gli autori, che segnano il limite alto, ma è importante vedere anche la produzione media. Che in Francia attualmente è bassissima. Le cose nuove di avventura son troppo debitrici dei videogiochi per essere interessanti, mi lasciano perplesso.

Le contaminazioni con manga, videogiochi o altro, servono al rinnovamento e allo scambio.
Certo, e deve averlo, se però si lega ad altro del nostro presente, del nostro essere contemporanei. Puoi contaminare quello che vuoi, ma se mi racconti una storia che non appartiene al mio tempo, allora hai contaminato a vuoto. So che emerge qui la mia età, che mi fa vedere le cose in un ottica diversa, non farei oggi quello che facevo allora. Ho quasi smesso di fare l’editor di narrativa perché necessariamente uno è condizionato dalla propria età e cioè dalla propria storia e cultura.

Tornando alla rivista, dici che non deve essere un contenitore, ma conta lo spirito che la pervade.
La rivista dovrebbe essere un qualcosa che dà la linea, essenzialmente e che tutto quello che si trova al suo interno risponde alla linea editoriale della rivista. Dal primo all’ultimo dei fumetti, dal primo all’ultimo dei redazionali. Se ne sono viste poche di riviste così, perché non è facile. Lo spirito della rivista deve permearla, è la cosa che ha un po’ fregato le riviste italiane e internazionali che spesso erano solo una galleria in attesa del volume. Da questo punto di vista abbiamo sbagliato tutti, credo, perché la rivista dovrebbe essere dedicata alla narrazione breve, la storia a puntate era, e tanto più lo è oggi, del tutto anacronistica. La rivista, che avrebbe potuto es­sere davvero LA RIVISTA, come quella letteraria, non è fatta di storie lunghe: ha una sua idea e, numero dopo numero, la esprime. Oggi credo che una rivista si potrebbe fare, perché gli autori sono tutti disponibili, perché puoi scegliere fra stili e approcci diversi: una situazione ricca come in questo momento non c’è mai stata in Italia. Se facessi una rivista oggi (ma non ne ho intenzione), ci sarebbero più elementi narrativi, magari fotografici, ci sarebbe il disegno come reportage, illustrazione, non solo come fumetto.

Dopo le grandi avventure fumettistiche, da Isola Trovata a Granata, la pubblicazione di fumetti italiani, di manga, di video, di saggi e romanzi… oggi ti occupi di noir…
Dopo una pausa di due d’anni, ho iniziato a collaborare con varie case editrici, per Hobby & Work, una collana noir, la collana Vox per DeriveApprodi, poi sono stato chiamato dall’Ei­naudi per dirigere, ancora oggi, il settore noir di Stile Libero e poi varie consulenze. Dopo la fine di Granata tutti i lavori editoriali si sono limitati al settore della narrativa noir e in parte anche la mia scrittura, poi mi ho cominciato a interessarmi an­che di crimini reali, ma questo è un altro discorso.

Fumetto e noir sono i tuoi due grandi amori…
Nascono da quello che è stato IL mio grande amore: i fumetti neri degli anni ’60. Il vero impatto col fumetto l’ho avuto con Diabolik, Kriminal, Satanik… che sono stati per l’epoca prodotti fondamentali, che ci hanno sbriciolato l’innocenza delle letture precedenti e ci hanno insegnato ad avere un rapporto diverso con il male. Tutto questo torna oggi in quello che scrivo o che scelgo di pubblicare.

La tua scrittura è influenzata, oltre che dal noir letterario, dal fumetto?
Una delle prime storie che ho scritto, si chiamava Merilù rapita, è una storia che nasce proprio da un fumetto di Chantal Montellier, e ho intenzione di tornarci su… inoltre, per quel che riguarda il linguaggio, non mi interessa raccontare quello che di solito raccontano gli scrittori, le situazioni di passaggio, quelle intermedie, quelle che per certi versi allungano i libri: tutte le cose che scrivo sono dei quadri, che potrebbero essere delle vignette, delle pagine o sequenze. Da questo punto di vista credo di essere stato influenzato dal linguaggio del fumetto.

Una volta hai detto che non descrivi mai le condizioni climatiche, il tempo.
Esatto. Era un’esagerazione, per dire che non amo queste de­scrizioni, mi piace dirlo in poche parole. Come la pioggia nel fumetto, che sono dei segnetti obliqui e non c’è bisogno d’altro per far capire che piove. Mi basta dire ‘piove’, credo sia la sintesi del fumetto che influenza la mia scrittura.

Hai scritto sceneggiature di fumetti?
Ne ho scritto solo una per un fumetto di Baldazzini, pubblicato su Blue “Salto nel buio (notte)” senza il mio nome. Ho sempre in mente di fare qualcosa, chissà. Attualmente sto facendo dei brevi racconti che illustra Catacchio. Sul fumetto vorrei tornare con questo libro dedicato a questi eroi della adolescenza nera (lo farò, ho la cantina piena di documenti), e magari con dei racconti ispirati a personaggi di fumetti, non a quelli principali, ma a certe figure che mi sono rimaste impresse, certe vignette di certe storie, ma poi da lì partendo per la tangente.

Forse l’unica cosa che resta da chiederti è: avendo fatto tanta parte di storia del fumetto italiano, com’è che ci si ricorda poco di te, ti si nomina difficilmente?
Io mi sono dimenticato del fumetto, è vero, ma è grave che il fumetto si sia dimenticato di me. Ed è soprattutto molto grave che tutto quello che abbiamo fatto sia rimosso.

Però ti sei fatto dei nemici, hai osato delle polemiche...
Certo, ma mi pareva importante. Qualsiasi mondo, se vuol essere credibile, deve essere un mondo capace di criticare, di dire le cose. Il fumetto per molto tempo, e temo anche oggi, è stato uno di quei mondi per cui basta parteciparvi per sentirsi in qualche modo eletti. Anche il mondo degli scrittori è un po’ così… Se uno fa una porcheria o se ti sembra tale, bisogna dirlo, perché se è intelligente la critica la capisce e gli fa anche bene.

Spesso la recensione negativa non mi scoraggia…
Certo, ci sono libri che devono il loro successo alle polemiche. Sono mondi ipocriti quando si chiudono dentro. Tutte queste mostre, all’epoca per fortuna ce n’erano poche, dove ci si ritrova tutti uguali a dirsi le stesse cose, sono tristissime perché ti tolgono la visuale su quel che succede fuori, che è la cosa più importante. Il mio secondo o terzo incontro con Bonelli fu travolgente, mi disse una cosa che non dimenticherò mai, siccome io sono accusato di essere un antibonelliano, di dire sempre peste e corna di lui... non è vero, e questa cosa che lui mi disse fu bellissima: “No, tu non devi stare in ufficio, devi andare fuori, devi guardare quello che succede, devi avere delle intuizioni”, mi diceva, questo è fondamentale, forse poi nessuno lo fa. Il referente non deve essere solo il fumetto, ma di più.

Spesso invece anche gli autori restano chiusi non solo nel mondo del fumetto, ma nel loro studiolo.
A guardare un album di disegni, a copiare una pennellata…

lunedì 14 ottobre 2013

Copertine

Un post lungo, ma parla di tante cose...

Si è parlato e si parla molto di copertine di riviste in questi giorni.
Lo abbiamo fatto anche noi a proposito della copertina di «Topolino» che segna il passaggio in Panini.
Il nostro post è QUI.
Altrove ci sono stati post più polemici o negativi, ma il loro tono sì è amplificato per la reazione negativa di alcuni autori, creando – tra l'altro – una certa confusione tra critica e recensione, facendo di tutte le erbe un fascio e dimostrando una volta di più che in Italia (non so se altrove) il critico deve essere asettico e positivo con gli autori e altri "critici", che altrimenti la pigliano storicamente male (ricordo minacce di pestaggi, per quanto fittizie, e insulti che – vedo – ancora si ripropongono).
Questa volta a fare critica siamo noi qui, e si tratta di un'analisi che coinvolge ComicOut e «Scuola di Fumetto»: L'importanza delle copertine (il che spiegherebbe anche tutto il cancan sulla copertina Panini, che era molto significativa).
La copertina, ci insegna il marketing, ma anche il più ingenuo degli acquirenti che si fermasse a pensarci, è da una parte attrazione, segnale tra la folla, dall'altra simbolo di facciata del contenuto.
Le copertine dei libri, nel bene o nell'errore, fanno sempre questo.
La copertina di un giornale di più, ed è questione più complessa: il giornale è un contenuto composito, ogni volta rinasce con qualcosa di nuovo, ma è anche ripetizione e identificazione. La copertina ha il doppio scopo di attirarmi ed avvisarmi sui contenuti di quel numero, e al tempo stesso farsi riconoscere ogni mese, quando il mio sguardo smarrito vaga nell'esposizione dell'edicola (avevo voglia io, oggi, a trovare «Orfani», in quel bailamme).
Bene, c'è un elemento focale in tutto questo a volte, ed è l'annuncio che cambia qualche cosa.
Quando si arriva a una svolta (un cambio di direttore, di editore, di linea) occorre dirlo e forte. Perché il lettore deve saperlo, incuriosirsi e comprare quel numero: 1) sia che sia fedele, 2) sia che sia infedele o saltuario, 3) sia che abbia abbandonato o poco curato l'acquisto prima d'ora o sia nuovo.
D'accordo?
Il contenuto – comunque – lo vedrà solo dopo.
La copertina perciò conta e conta TANTO quando c'è un cambiamento, una novità, un rilancio... un restyling.
Dovrebbe, la copertina, annunciare la rivista e annunciarne il cambiamento, la novità, il restyling che ci sarà dentro.
Ma spesso il cambiamento interno è più graduale. E questo accade soprattutto per le riviste che contengono storie a fumetti. I fumetti ci vuole tempo a farli.
È qualcosa che i lettori non sanno bene.
Gli autori bonelliani disegnano in media 12/15 pagine al mese. E pensate che prima ci vuole chi le scrive, che ci mette di meno a pagina (10 al giorno sono un buon ritmo, sempre mediamente, ma prima c'è l'ideazione, la gestione delle scene, la scaletta, la revisione in redazione), poi chi fa il lettering, chi lo rivede, impagina ecc.
Il che significa che è praticamente impossibile avere una storia nuova prima di un anno. Con qualche eccezione, ma che certo non si distanzia molto, e con eccezioni anche nell'altro senso (14, 15 e più mesi...).
Questo riguarda, al momento, «Dylan Dog» e il suo rilancio, certo, per quanto nella Bonelli Roberto Recchioni e gli altri stiano lavorando a revisionare e portare verso nuovi canoni storie già fatte, il cambiamento si vedrà lento e discreto per la durata di un anno. La copertina no.
La copertina deve immediatamente annunciare il mutamento o almeno la direzione presa e acchiappare i lettori che se ne stavano andando, fermandoli e facendo capire che già le cose non sono più come prima e poi... e poi vedrete!

La copertina di Dylan Dog lo fa. Stacca (con la successiva) dalle precedenti come concept e anche come tecnica, vedremo mano a mano le corrispondenze e le evoluzioni, interne e di facciata.
Per ora capiamo che non racconta una scena o un sunto della chiave della storia, ma ne estrapola un elemento con cura piuttosto all'impatto grafico. Un bel passo.
Per quello che riguarda le copertine Disney/Panini invece la storia è certo un po' diversa. Non un cambio di linea, ma di editore (e almeno al momento solo quello).
Maggiore velocità di esecuzione delle storie (la colorazione allunga di poco i tempi, e le storie sono spesso sulla ventina di pagine o anche meno). Un cambio che va annunciato ma senza preoccupare i fedeli. Infatti la copertina lo annuncia, e l'interno per nulla (forse troppo per nulla? Evidentemente la scelta anche qua è la gradualità o la preparazione a qualche evento futuro) nel numero 1.
I tempi di un SETTIMANALE sono fagocitanti e non permettono, molto probabilmente il cambio improvviso, che però sembra non voler essere neanche cercato. Meglio ponderarlo.


In questo secondo numero, però, si conferma lo stacco dalle copertine gestione Disney, con un richiamo al classico libretto anni 70 o 80, l'interno resta in linea (e personalmente mi pare abbia una maggior qualità come composizione di storie), ma... una storia è fatta apposta per appoggiare un progetto di figurine.  E persino la scelta della prima sembra fatta coordinata a questo, con allusione lieve. Il cambiamento è già in atto, ma più che per stile, per coordinamento di linea editoriale.
«Scuola di Fumetto» cambia anche lei. Cambia la copertina, che si era rimaneggiata con piccoli aggiustamenti negli ultimi 4 anni (mi pare) ma che conservava il tocco caotico della sua nascita, ormai perduto in queste limatine e assestamenti, ormai superato, comunque.
Ve ne racconto in breve la storia.
La copertina che aveva la spirale come sfondo, e TUTTE le figure degli articoli, con relativo strillo, derivava da certe solari riviste giapponesi, di manga, sì. Le trovavo (l'idea fu mia) fuori dai nostri noiosi schemi mono-immagine, piuttosto ilari e paritarie. Un'immagine emergeva, ma tutte erano presenti. E dalla copertina sapevo TUTTO il contenuto, e tutti i fumetti convivevano in amicizia.


Il concetto è rimasto, è dopo il progetto di Paolo Altibrandi, c'è stato un rinnovamento di Sebastiano Barcaroli. Meno sfumature, via la spirale e via via...

Oggi la succede qualcosa di abbastanza vistoso.
La testata si riduce, per essere più leggibile possibile in edicola. Due immagini prevalgono dialogando tra loro, una o due più piccole potranno aggiungersi, sempre per creare informazione e divertimento scanzonato.
Questa copertina annuncia grandi cose al suo interno (di questo numero) e dice anche il contenuto che confronta generazioni diverse: lo sketchbook di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, Superamico (ora figlio del Cielo) vi stupirà e lo amerete tutti, chiunque siate. Le tavole riscoperte (e rubate e disperse) di Alberto Breccia vi commuoveranno.
Poi c'è Zerocalcare che fa il monello in alto.


L'interno cambia, ma sta cambiando da vari numeri. Più spazio a immagini e ad autori anche internazionali, e piccole ma essenziali rubriche di critica, o di studio e saggistica, rubriche teoriche, come volete chiamare quello che la parola "critica" confonde forse, a chi la teme.
Per noi è analisi, studio e amore per il fumetto, analizzato via via come arte, linguaggio, comunicazione, medium, figurina, libro, leggenda...
Il nostro cambiamento graduale chissà se lo avevate notato. Ma di questo numero parleremo prossimamente.
Ora, cogliendo l'occasione di Lucca Comics (ci saremo, al Padiglione Napoleone) e del ritrovamento argentino di queste scansioni del fumetto di Alberto Breccia, l'abbiamo voluto dire più forte: stiamo cambiando (gradualmente, ma decisamente), come Dylan Dog, come – posso immaginare – Topolino...
Seguiteci!