lunedì 26 agosto 2013

Inciso su Recchioni e Dylan Dog

Prima di postarvi le novità su Orfani, che approfondirete su SdF 89, in uscita fra una settimana, pubblichiamo un'annotazione del nostro redattore Sal Tascioni.
Non vi fate ingannare, non è un inno spericato a Rrobe, è un'analisi di perché ci sta bene in Dylan Dog.



«All’indomani dell’annuncio del nuovo ruolo di Roberto Recchioni, è iniziato un dibattito sulle conseguenze della notizia. Il dibattito si è tristememente concentrato sui dettagli, sulla pensione di Bloch, sul cellulare di Dylan, sui baffi di Groucho. Triste.

Ecco quindi le nostre personalissime ragioni per cui Roberto è la persona giusta:


  1. Roberto è un professionista serio.Non è solo una questione di qualità delle sue storie o per i suoi disegni, ma sopratutto per l’approccio professionale al fumetto. È una Rockstar (ce lo ha ripetuto allo sfinimento) davanti agli obiettivi e nelle interviste, ma quando si tratta di fare i fumetti nessun protagonismo: massima concentrazione sul risultato finale, sulla ricerca dell’equilibrio tra genio e mercato con il massimo rispetto per il lavoro degli artisti, i soldi degli imprenditori e i gusti dei lettori.
  2. Roberto ama vendere i fumetti. Ama scriverli, anche disegnarli ma sa cosa significa portare a casa il risultato economico. Sa cosa bisogna fare per venderli: conosce i problemi di distribuzione, di marketing, di mercato, di diritti. Per Roberto fare un fumetto senza venderlo non ha senso. Tutti aspetti importanti quando si lavora per il primo editore di fumetti italiano, che ancora non ha trovato una strada certa per avventurarsi nel XXI secolo.
  3. Roberto conosce tutti i problemi della filiera del fumetto: soggetto, sceneggiatura, disegno, colorazione digitale, coordinamento, marketing e distribuzione. Significa che come coordinatore potrà mettere bocca su tutto, con compentenza.
  4. Roberto conosce bene il fumetto bonelliano: sono circa 20 anni che Roberto lavora nel mondo del fumetto seriale a misura bonelli. Quanti altri possono dire di aver letto, scritto, redatto, deciso, inventato una quantità simile fumetto seriale italiano?
  5. Roberto ha personalità: per occupare un certo ruolo, lavorando con artisti di livello mondiale, non basta essere bravi, o avere le idee chiare e giuste. Ci vuole anche rispettabilità, determinazione, carisma. A Roberto forse manca quell’autorevolezza definitiva nel panorama del fumetto italiano, dove ci sono artisti che lavorano dal doppio di lui, ma questo è il ruolo e il momento che potrebbe fare la differenza.
  6. Roberto è uno scienzato: ha passato tutta la vita a studiare e riflettere più di un filosofo su archetip e luoghi comune nella narrazione. Chi legge il suo blog lo sa. Roberto forse non è un genio, appellativo che nella storia del fumetto viene usato per persone come Moebius e Pratt, ma sicuramente è una delle persone che più attivamente ha analizzato i meccanismi narrativi che sorreggono i fumetti seriali, o quelli dell cinema d’azione o l’horror. Roberto ha dimostrato di saper costruire i fumetti manipolando e rivoltando tutti gli archetipi esistenti, e questi sono la spina dorsale del fumetto seriale. Qualcuno ha inventanto, molti hanno copiato, Roberto ha capito come funziona.
  7. Roberto è cupo: Roberto è un professionista, l’abbiamo detto. Può scrivere qualunque cosa, probabilmente. Ma Dylan Dog è un fumetto costruito su archetipi cupi, reazionari, disperati, pessimisti: tutti aspetti dell’esistenza umana che sono nelle corde di Roberto.
  8. Roberto conosce le nuove tecnologie e si interroga su quelle future: ha uno dei blog di fumetto più seguiti d’italia (triste che sia famoso sopratutto per questo), cambia spesso e volentieri piattaforme informatiche, sperimenta tutto quello che gli passa davanti senza perdere tempo su nulla.
  9. Roberto è un comunicatore: a dispetto di molti suoi detrattori, Roberto non spreca parole. Salvo rarissimi momenti di difficoltà, Roberto parla sempre puntando ai fatti, argomenta le proprie opinioni, lascia spazio a tutti, non trolla mai. In molti non saranno sempre d’accordo, ma tutti capiranno quello che dice e perchè lo dice.

Nota bene: questi non sono tutti i e soli i pregi di Roberto. Non sono nemmeno sicuro che siano pregi. Sono le ragioni per cui anche io lo avrei preso a dirigere Dylan Dog. Mancano i difetti. Ci sono, ci saranno, saranno tanti e io non riesco nemmeno a immaginarli tutti. Ma questa è la fase per trovare il modo per traghettare Dylan Dog verso nuovi lettori, non nuove ristampe».
(Sal Tascioni)