mercoledì 28 agosto 2013

Roberto Recchioni e Orfani sul n. 89

Concludiamo il servizio su Roberto Recchioni, che riporta solo in modo assai parziale la lunga doppia intervista che troverete su Scuola di Fumetto 89, in uscita la prossima settimana.
 Inevitabile che Rrobe faccia la parte da leone, la rockstar del fumetto ha davvero molta al carne al fuoco in questi anni e in particolare in questo semestre 2013.  
Se dovremo riparlarne tra un po' di mesi e vedere a che cos asta portando il fumetto popolare, per ora godiamoci le prevsioni...
 ©SBE splash page di Giorgio Santucci colori di Luca Bertelè.


 Personalmente a me ha molto colpito che Orfani, la nuova serie tanto attesa, sia a colori...

 I giovani e meno giovani lettori italiani restano legati a fumetti come quelli bonelliani o manga, normalmente in bianco e nero, c’è anche la fascia di lettori “americani” abituata al colore. A chi hai pensato?
Credo che sia la prima volta che dico questa cosa ma, se John Doe era una mia maniera di cercare di catturare lo spirito di una serie come Dylan Dog, andando a replicarne gli aspetti più sorprendenti e anti-eroici (declinandoli, ovviamente, attraverso il mio stile e la mia sensibilità), con Orfani ho capito che una parte di me stava cercando di fare lo stesso con Nathan Never. Quando Nathan uscì nelle edicole fu un grande successo perché seppe essere trasversale a molti tipi di pubblico diversi. Trovò i lettori Bonelli appassionati di grandi storie di avventura, trovò il pubblico dei lettori di supereroi Corno ormai cresciuto e trovò anche il pubblico di manga, che all’epoca era affamato visto la scarsità dell’offerta. Ecco, Orfani cerca di porsi come un fumetto trasversale. in grado di appassionare tanto il lettore di fumetto Bonelli quanto quello di fumetto USA, francese o giapponese. Al suo interno, oltre alla cifra stilistica data dal colore (che riprende le colorazioni più sofisticate degli albi americani e francesi) c’è anche un uso volutamente rigido della gabbia (per far sentire a casa il lettore Bonelli e per dare ordine, ritmo e pulizia alla narrazione) e tanti, ma davvero tanti,  elementi narrativi e di linguaggio derivati dal fumetto giapponese (alla maniera di come ho già fatto ne La Redenzione del Samurai). E poi ci sono i videogiochi, da cui sia io che Emiliano abbiamo preso tanto, sia sotto il punto di vista iconografico, sia per quello che riguarda il linguaggio.


©SBE  Emiliano Mammucari, colori di Lorenzo De Felici e Annalisa Leoni.

C’è un aspetto di operazione di marketing in tutto questo? Colpire forte con la diversità (spettacolare), c’è anche un’attenzione ai supporti video? E come la mettiamo con  gli eReaders, per ora ancora adatti soprattutto a Diabolik? 
Il fatto che la Bonelli faccia una serie a colori è un elemento che attira l’attenzione automaticamente. È la prima volta per la casa editrice e un evento importante per il fumetto italiano tutto (visto il peso che la Bonelli ricopre all’interno del panorama). Questo, ovviamente, genera una comunicazione spontanea che è una cosa speriamo ci aiuterà nelle vendite. Ma la vera comunicazione del prodotto è altro e abbiamo lavorato sodo anche sotto questo punto di vista. Quanto al fumetto digitale per eReaders, il mercato ancora non esiste. 
Non esiste un modello economico in grado di generare guadagno e, soprattutto, non esiste ancora un dispositivo in grado di far leggere i fumetti come andrebbero letti. I tablet retroilluminati permettono l’uso del colore e hanno tagli di grandezza adeguati, ma stancano gli occhi e hanno mille riflessi. I disposivivi basati sull’eInk sono perfetti per la resa ma non supportano il colore e sono tutti troppo piccoli per una buona resa pienamente convincente di un fumetto Bonelli. Vedremo, per il momento, si fanno piccoli esperimenti, cercando anche di capire qual è il partner migliore con cui legarsi nel futuro (non è una scelta semplice o scontata nemmeno questa).


Ecco, a parte Orfani, di cui bisognerà parlare meglio solo dopo qualche numero, a parte la colorazione di un fumetto corposo da edicola, il tema che mi pare interessante rilanciare è quello dei supporti, necessari ma non ancora degni sia come qualità tecnica che come diffusione, particolarmente interessante mi sembra se questa tesi la conferma, non una signora 50enne e schizzinosa quale sono io, ma un autore giovane, cresciuto a computer e video, che si sta esprimendo al massimo attraverso internet e con i tablet... dunque, che cosa dobbiamo fare eche cosa aspettarci?

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