lunedì 14 ottobre 2013

Copertine

Un post lungo, ma parla di tante cose...

Si è parlato e si parla molto di copertine di riviste in questi giorni.
Lo abbiamo fatto anche noi a proposito della copertina di «Topolino» che segna il passaggio in Panini.
Il nostro post è QUI.
Altrove ci sono stati post più polemici o negativi, ma il loro tono sì è amplificato per la reazione negativa di alcuni autori, creando – tra l'altro – una certa confusione tra critica e recensione, facendo di tutte le erbe un fascio e dimostrando una volta di più che in Italia (non so se altrove) il critico deve essere asettico e positivo con gli autori e altri "critici", che altrimenti la pigliano storicamente male (ricordo minacce di pestaggi, per quanto fittizie, e insulti che – vedo – ancora si ripropongono).
Questa volta a fare critica siamo noi qui, e si tratta di un'analisi che coinvolge ComicOut e «Scuola di Fumetto»: L'importanza delle copertine (il che spiegherebbe anche tutto il cancan sulla copertina Panini, che era molto significativa).
La copertina, ci insegna il marketing, ma anche il più ingenuo degli acquirenti che si fermasse a pensarci, è da una parte attrazione, segnale tra la folla, dall'altra simbolo di facciata del contenuto.
Le copertine dei libri, nel bene o nell'errore, fanno sempre questo.
La copertina di un giornale di più, ed è questione più complessa: il giornale è un contenuto composito, ogni volta rinasce con qualcosa di nuovo, ma è anche ripetizione e identificazione. La copertina ha il doppio scopo di attirarmi ed avvisarmi sui contenuti di quel numero, e al tempo stesso farsi riconoscere ogni mese, quando il mio sguardo smarrito vaga nell'esposizione dell'edicola (avevo voglia io, oggi, a trovare «Orfani», in quel bailamme).
Bene, c'è un elemento focale in tutto questo a volte, ed è l'annuncio che cambia qualche cosa.
Quando si arriva a una svolta (un cambio di direttore, di editore, di linea) occorre dirlo e forte. Perché il lettore deve saperlo, incuriosirsi e comprare quel numero: 1) sia che sia fedele, 2) sia che sia infedele o saltuario, 3) sia che abbia abbandonato o poco curato l'acquisto prima d'ora o sia nuovo.
D'accordo?
Il contenuto – comunque – lo vedrà solo dopo.
La copertina perciò conta e conta TANTO quando c'è un cambiamento, una novità, un rilancio... un restyling.
Dovrebbe, la copertina, annunciare la rivista e annunciarne il cambiamento, la novità, il restyling che ci sarà dentro.
Ma spesso il cambiamento interno è più graduale. E questo accade soprattutto per le riviste che contengono storie a fumetti. I fumetti ci vuole tempo a farli.
È qualcosa che i lettori non sanno bene.
Gli autori bonelliani disegnano in media 12/15 pagine al mese. E pensate che prima ci vuole chi le scrive, che ci mette di meno a pagina (10 al giorno sono un buon ritmo, sempre mediamente, ma prima c'è l'ideazione, la gestione delle scene, la scaletta, la revisione in redazione), poi chi fa il lettering, chi lo rivede, impagina ecc.
Il che significa che è praticamente impossibile avere una storia nuova prima di un anno. Con qualche eccezione, ma che certo non si distanzia molto, e con eccezioni anche nell'altro senso (14, 15 e più mesi...).
Questo riguarda, al momento, «Dylan Dog» e il suo rilancio, certo, per quanto nella Bonelli Roberto Recchioni e gli altri stiano lavorando a revisionare e portare verso nuovi canoni storie già fatte, il cambiamento si vedrà lento e discreto per la durata di un anno. La copertina no.
La copertina deve immediatamente annunciare il mutamento o almeno la direzione presa e acchiappare i lettori che se ne stavano andando, fermandoli e facendo capire che già le cose non sono più come prima e poi... e poi vedrete!

La copertina di Dylan Dog lo fa. Stacca (con la successiva) dalle precedenti come concept e anche come tecnica, vedremo mano a mano le corrispondenze e le evoluzioni, interne e di facciata.
Per ora capiamo che non racconta una scena o un sunto della chiave della storia, ma ne estrapola un elemento con cura piuttosto all'impatto grafico. Un bel passo.
Per quello che riguarda le copertine Disney/Panini invece la storia è certo un po' diversa. Non un cambio di linea, ma di editore (e almeno al momento solo quello).
Maggiore velocità di esecuzione delle storie (la colorazione allunga di poco i tempi, e le storie sono spesso sulla ventina di pagine o anche meno). Un cambio che va annunciato ma senza preoccupare i fedeli. Infatti la copertina lo annuncia, e l'interno per nulla (forse troppo per nulla? Evidentemente la scelta anche qua è la gradualità o la preparazione a qualche evento futuro) nel numero 1.
I tempi di un SETTIMANALE sono fagocitanti e non permettono, molto probabilmente il cambio improvviso, che però sembra non voler essere neanche cercato. Meglio ponderarlo.


In questo secondo numero, però, si conferma lo stacco dalle copertine gestione Disney, con un richiamo al classico libretto anni 70 o 80, l'interno resta in linea (e personalmente mi pare abbia una maggior qualità come composizione di storie), ma... una storia è fatta apposta per appoggiare un progetto di figurine.  E persino la scelta della prima sembra fatta coordinata a questo, con allusione lieve. Il cambiamento è già in atto, ma più che per stile, per coordinamento di linea editoriale.
«Scuola di Fumetto» cambia anche lei. Cambia la copertina, che si era rimaneggiata con piccoli aggiustamenti negli ultimi 4 anni (mi pare) ma che conservava il tocco caotico della sua nascita, ormai perduto in queste limatine e assestamenti, ormai superato, comunque.
Ve ne racconto in breve la storia.
La copertina che aveva la spirale come sfondo, e TUTTE le figure degli articoli, con relativo strillo, derivava da certe solari riviste giapponesi, di manga, sì. Le trovavo (l'idea fu mia) fuori dai nostri noiosi schemi mono-immagine, piuttosto ilari e paritarie. Un'immagine emergeva, ma tutte erano presenti. E dalla copertina sapevo TUTTO il contenuto, e tutti i fumetti convivevano in amicizia.


Il concetto è rimasto, è dopo il progetto di Paolo Altibrandi, c'è stato un rinnovamento di Sebastiano Barcaroli. Meno sfumature, via la spirale e via via...

Oggi la succede qualcosa di abbastanza vistoso.
La testata si riduce, per essere più leggibile possibile in edicola. Due immagini prevalgono dialogando tra loro, una o due più piccole potranno aggiungersi, sempre per creare informazione e divertimento scanzonato.
Questa copertina annuncia grandi cose al suo interno (di questo numero) e dice anche il contenuto che confronta generazioni diverse: lo sketchbook di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, Superamico (ora figlio del Cielo) vi stupirà e lo amerete tutti, chiunque siate. Le tavole riscoperte (e rubate e disperse) di Alberto Breccia vi commuoveranno.
Poi c'è Zerocalcare che fa il monello in alto.


L'interno cambia, ma sta cambiando da vari numeri. Più spazio a immagini e ad autori anche internazionali, e piccole ma essenziali rubriche di critica, o di studio e saggistica, rubriche teoriche, come volete chiamare quello che la parola "critica" confonde forse, a chi la teme.
Per noi è analisi, studio e amore per il fumetto, analizzato via via come arte, linguaggio, comunicazione, medium, figurina, libro, leggenda...
Il nostro cambiamento graduale chissà se lo avevate notato. Ma di questo numero parleremo prossimamente.
Ora, cogliendo l'occasione di Lucca Comics (ci saremo, al Padiglione Napoleone) e del ritrovamento argentino di queste scansioni del fumetto di Alberto Breccia, l'abbiamo voluto dire più forte: stiamo cambiando (gradualmente, ma decisamente), come Dylan Dog, come – posso immaginare – Topolino...
Seguiteci!

1 commento:

erminaesd4o2 ha detto...

tende da sole di qualità ad un prezzo imbattibile:http://www.copertine-shadeon.ro/copertine/alanis/