venerdì 10 gennaio 2014

RAT-MAN 100 su SdF91 e a Parma (domani)


Sì, un evento clamoroso. I numeri 100 ci emozionano sempre (a noi manca un anno e mezzo, e festeggeremo alla grande).
Ma tanto più se la serie che arriva al 100, bimestrale, regolare e con qualche speciale in più, la fa un uomo solo, sostenuto da un valido staff e da un grande amico e collaboratore (Andrea Plazzi), ma sempre tutto da solo (ma i colori delle copertine sono del fratello).
Insomma il Rat-Man di leo Ortolani è un numero 100 speciale. Tanto più atteso con ansia, perché l'autore aveva detto 100 non più 100!
Per fortuna che, come la fine del mondo non è arrivata con l'anno 1000 e nemmeno 1000 + 1000 = 2000, anche Leo continua. Non sappiamo quanto e come, forse ce lo rivelerà domani a Parma, tra grandi festeggiamenti e incontri, forse mano a mano che continueremo felici a leggere la sua saga eroica (il primo eroe è lui, che continua fedele a farci ridere e pure a pensare).
Su questo #91 non potevamo non dedicargli (1/2) copertina e un servizio interno che si sviluppa sia come intervista che come sketch.
Ecco dunque uno stralcio per farvi venire voglia di prenotarvi il nostro SdF in uscita tra 10 giorni in edicola, e di correre magari a Parma.

Rat-Man spicca tra i tuoi personaggi come miglior incassatore e vero eroe, sotto il suo aspetto stolto e debole.
È dato dall'ampiezza con cui l'hai trattato o proprio dalla veste supereroistica? L'influenza di Kirby (e il suo concetto di Dio) è presente anche in questo, oltre che nello stile grafico?

Be’, Kirby ha gettato se stesso nella mischia del fumetto con una passione e una combattività tali da lasciare il segno anche in ragazzetti inutili e pavidi come me, a 12 anni.
Kirby ha creato una serie di personaggi che non si arrendono mai, indipendentemente dal fatto che siano eroi o supereroi. Il fatto di avere dei poteri non li rende più coraggiosi, in questo senso. Lo vediamo specialmente con KAMANDI o con il capitano di polizia, Turpin…persone che semplicemente non si arrendono, nemmeno di fronte ad avversari che farebbero tremare le gambe a chiunque. E questo era Jack Kirby, una persona vissuta nel Lower East Side di New York, tra bande di ragazzi e battaglie per la strada, dove l’onore, il coraggio e la combattività erano necessari a sopravvivere, nel vero senso della parola. Lui si salvò grazie alla sua capacità di disegnare, ma molti dei suoi coetanei finirono a fare i gangster o in prigione.
A Kirby affianco un altro dei miei eroi, o, se preferite, un’altra persona che con la sua vita e le sue opere mi ha sempre spronato a dare il meglio, che è Stallone.
Nel suo caso, la lezione è sempre stata “non importa se vai a tappeto, l’importante è riuscire a rialzarsi”. Metti queste due persone a fianco a mio padre, che per me è sempre stato un esempio di onestà e di rigore sul lavoro, mescolale con le mie debolezze e la mia consapevolezza di non essere come loro, pur ammirandoli e ottieni Rat-Man.

Per quello che riguarda Dio e Kirby, credo che il primo sia l’unica spiegazione possibile su come sia possibile che esistano poi dei fumettisti come il secondo. In quanto a me, sono la conferma che Dio esiste. Perché se uno come me, che lo so io, come sono fatto dentro, che vi assicuro che la mediocrità, in confronto a me è eccellenza, se uno come me, quindi, è in grado di fare storie come quelle che ho realizzato, l’unica spiegazione è che esiste un Dio che ha deciso di usarmi come matita per raccontarle. Io lo credo sul serio. Perché a volte mi sono venute in mente delle soluzioni, dei finali, delle storie, che non è possibile, che vengano in mente a uno che clicca sulle notizie di gossip su Manuela Arcuri, o che guarda Machete Kills.


Quasi tutto il fumetto comico (tranne quello americano) ha difficoltà a essere esportato, in gran parte per la questione giochi di parole, ma anche per le differenze tra le diverse comicità al mondo e alle allusioni a una nostra realtà italiana.
Pensi di cambiare qualche cosa in questo senso? Ricominciare può essere anche avere uno sguardo più internazionale?

Io non credo a una sola di questa cose. Cioè non credo affatto che ci siano difficoltà a esportare Rat-Man per le sue presunte intraducibilità o “italianità”. Ma non perché non ci siano giochi di parole (ce ne sono, ma pochi) o riferimenti a un panorama italiano, inteso come stile di vita. Perché questi sono solo elementi di qualcosa di più grande. Come a dire “non possiamo tradurre ed esportare IL MAESTRO E MARGHERITA perché la situazione immobiliare russa dell’epoca non è comprensibile a una persona del 2013 e quindi non può leggere il romanzo”.
Se si continua a dire così, significa che non si è ancora capito come abbiano fatto i manga a conquistare il mondo.
Ora, non voglio dire che RAT-MAN potrebbe conquistare il mondo, ma era per capirci.


Parole di grande speranza per il fumetto. L'idea che possiamo davvero andare oltre.
AUGURI RAT-MAN!

1 commento:

laura scarpa ha detto...

ci siamo stati e vi faremo un vero reportage che si aggiungerà all'articolo ora in fase di stampa!