mercoledì 26 marzo 2014

#92 - Dietro il sipario del fumetto italiano: MARCHESELLI TALK!

Sì, questo numero di Scuola di Fumetto, il 92, che dovreste da oggi trovare in tutte le edicole meglio fornite (e se non lo trovate scriveteci, richiedetelo all'edicolante o acquistatelo online sul nostro sito) è un numero davvero particolare.



Ve lo abbiamo detto: Silver, Bastien Vivès, Medda con Lukas... ma anche un'intervista molto importante per il mondo editoriale: quella a Mauro Marcheselli.
Compagno di fondazione della storica  rivista Fumo di China (l'altra a parlare di fumetto in Italia), appassionato lettore, che scriveva puntuali lettere critiche (allora non erano mail) alle riviste di fumetto, fan di Dylan Dog, redattore e soggettista di Dylan Dog, redattore, editor, capo... oggi, dopo anni a fianco di Sergio Bonelli, dirige la casa editrice assieme al di lui figlio Davide.
Intervistare Marcheselli, che per anni è rimasto nell'ombra, schivo e silenzioso, è un valore aggiunto a qualsiasi rivista o blog.
Mauro, come Sergio, pur con la normale "privacy" su certi argomenti della casa editrice, è molto sincero. Non nasconde simpatie e delusioni, cali di vendite quanto successi, così come idee nuove, speranze e progetti.
Dice molte cose, di cui uno stralcio avete visto nel video.
E, probabilmente, leggendo questa intervista, si può capire qualcosa di più della situazione editoriale italiana e di quella della SBE, e di un futuro vicino.

Un piccolo estratto, ma il resto cercatelo in edicola, fumetteria o nel sito.

Parliamo di Dylan Dog, sei arrivato alla Bonelli proprio attraverso l'Indagatore dell'Incubo e Tiziano Sclavi. Come hai vissuto, personalmente tu, in questi anni l'evoluzione, le crisi e gli sviluppi del personaggio?
Sarà una domanda banale, ma che cosa vi ha fatto vedere in Roberto Recchioni il miglior sceneggiatore per dirigere e rilanciare Dylan?
Come lavorate assieme nel procedere su nuove linee?

«In effetti sono arrivato in Bonelli nell’86, ma non per occuparmi di Dylan Dog (c’era ancora Sclavi, bei tempi!),sono stato assunto come redattore tuttofare. Mi ci hanno voluto Tiziano e Renato Queirolo. Di Dylan Dog sono diventato il curatore nel 1993, quando Sclavi si prese sei mesi sabbatici di stacco… che non sono ancora finiti. Ai tempi, Dylan vendeva più di Tex e quindi potete immaginarvi quale responsabilità mi sono trovato sulle spalle.
È stata dura, anche perché senza le storie di Sclavi si pensava che le vendite sarebbero presto crollate. Invece siamo riusciti a rendere l’inevitabile ridimensionamento progressivo ma lento. Questo per merito degli autori che hanno sostituito l’insostituibile Tiziano e anche per effetto dell’ormai saldo legame affettivo nato tra i lettori e il personaggio.
Oggi stiamo vivendo una nuova fase dell’intensa e tribolata vita editoriale di Dylan. Non credo che torneranno i fasti di un tempo, ma sono convinto che il personaggio abbia ancora molto da dire e da dare. Ho grande fiducia in Roberto Recchioni e negli altri autori che stanno lavorando al restyling della serie. È stato lo stesso Sclavi a scegliere gli autori per il “Rinascimento” Dylaniano: Recchioni e Paola Barbato che, a suo parere, erano quelli nelle storie dei quali ritrovava maggiormente il suo Dylan. Si dà il caso che allora Paola fosse però all’ultimo mese di gravidanza e quindi il grosso dell’impegno venne dirottato sul solo Recchioni, con la collaborazione redazionale di Franco Busatta.
Ho sempre espresso le mie perplessità sulla massiccia (quasi bulimica) esposizione mediatica di Roberto, e l’ho sempre considerata più un fatto negativo che positivo per il suo attuale ruolo di curatore dylaniano. Ma ciò non toglie che sarà sempre libero di comportarsi come meglio crede. La Casa editrice risponde solo di quello che Roberto scrive sugli albi da noi pubblicati».

2 commenti:

gabrio ha detto...

Bellissimo numero di una rivista sempre stimolante. Per rispondere ad alcuni interrogativi di Laura io acuisto puntualmente l'unica copia che credo giunga dalle mie parti, la Val Pellice, con poco più di diecimila abitanti. Frequento assiduamente almeno tre edicole, le uniche che ci tengono a offrire fumetti e SDF mi risulta arrire in una sola

laura scarpa ha detto...

Sì, importante capire dove e come arriviamo. In provincia essere troppo distribuiti è persino negativo, per il numero di copie totale, ma trovarci, dove, come quando?