sabato 22 marzo 2014

#92 LUKAS!


Ieri è uscito in tutte le edicole... come perdersi la nuova (mini)serie della Bonelli , scritta da Michele Medda  e disegnata da Michele Benevento? 
Essere morti, ma né zombi né licantropi... una nuova "razza" si sveglia nel pianeta.
Avventura e horror, lo sappiamo, servono a divertire e a darci brividi, ma anche  a darci il senso della vita. Castigat ridendo mores, dicevano i latini, interpretando e traducendo: rimprovera, ridendo, il modo di vivere. Ed è un concetto sempre valido, se non castiga, aiuta a pensare.
Su «Scuola di Fumetto» #92 troverete (da lunedì, ma in qualche città anche da oggi), una bella intervista a Michele Medda,e varie pagine di sceneggiatura, un'intera sequenza, dal #7... una preview interessante, che ne dite?
Usciamo dalle tombe e parliamone.

Riportiamo qualche domanda e le risposte molto interessanti di Medda.
Ma prima due annotazioni interessanti: l'uso di giovani disegnatori nuovi (guidati da Michele Benevento) e la serialità a stagioni. Per ora ne sono previste 2, di 12 episodi, come per «Orfani» poi si vedrà.

I Ridestati sono morti che risorgono e hanno fame di carne umana, ma non sono zombi. Fanno parte dell'Oscuro, il mondo di vampiri, troll e quant'altro...
In che cosa «Lukas» differisce dall'horror, visto che hai detto che non avrà censure o delicatezze?

Non penso a Lukas come a un horror, prima di tutto perché credo che sia molto difficile, se non impossibile, avere un fumetto che “fa paura”. Una serie a fumetti non è un film. E poi Lukas sviluppa una storia articolata, con personaggi diversi, scenari diversi e diverse storie che si intrecciano. Anche volendo, non sarebbe possibile utilizzare l’orrore come unico elemento.

La città sarà una presenza importante. Si tratta di una città non identificabile, ma europea, un mix in cui troveremo anche Milano. Perché un mix e non una città nuova? L'ambientazione è in un futuro molto vicino?


Il mix di architetture porta ad avere, di fatto, una città nuova, un luogo immaginario mai visto prima. L’ambientazione è contemporanea.

E questa tendenza europea, che finalmente si vede nelle storie bonelliane credi serva a rendere vicino e caldo l'ambiente o piuttosto nuovo e fuori da stereotipi in cui si cade rappresentando l'America? Che ne dici in confronto delle avventure di Martin Mystère, molto spesso europee o italiane, alla svizzera di Napoleone, all'Inghilterra di Dylan?

Quella che tu chiami “tendenza europea” è solo una novità grafica. Per noi è impossibile affrontare tematiche sociali, politiche e geografiche specifiche degli scenari che usiamo. La Londra di Dylan Dog è molto più riconoscibile oggi rispetto a trent’anni fa, perché i disegnatori magari usano lo Street View di Google, ma non per questo è la Londra vera. Perché se io volessi raccontare un aspetto della Londra reale, per esempio le ronde islamiche che pretendono di applicare la sharia in Inghilterra, non potrei mai farlo. Altro esempio: nel numero 6 di Caravan volevo raccontare l’assassinio di Lando Conti, ex sindaco di Firenze, per mano delle Brigate Rosse. Bonelli non me l’avrebbe mai permesso, quindi inventai un politico di fantasia e cambiai la dinamica dell’omicidio… ciò che voglio dire è che nei nostri fumetti lo sfondo è, appunto, sfondo. Un aspetto grafico, estetico, non narrativo.

Raccontaci un po' il protagonista, come avete pensato di rappresentarlo fisicamente e se ha abbigliamenti o elementi che possiamo inquadrare in qualche modo...

Per il tipo di fumetto che facciamo non c’è molta scelta nella caratterizzazione fisica di un eroe tradizionale. L’età e la corporatura sono rese obbligatorie da quello che il personaggio deve fare: correre, saltare, picchiare, sparare. Quindi non puoi avere come eroe un cinquantenne obeso o un piccoletto mingherlino come me. Altra cosa: l’eroe non può essere biondo perché i nostri fumetti sono in bianco e nero. Il biondo per noi è bianco, e l’eroe sembra fatalmente albino. Ed è meglio che abbia i capelli corti, perché sono più semplici da disegnare. E non può avere i baffi e la barba, perché lo farebbero apparire vecchio. Ma non solo: la barba annulla i lineamenti. Uno con la barba, nei fumetti, è uno con la barba, non uno con una faccia. In conclusione, se vuoi rappresentare un eroe devi disegnare un trentenne sbarbato, dai tratti mediterranei e dal fisico atletico.

Riguardo all’abbigliamento abbiamo più libertà, ma nel caso di Lukas l’abbigliamento doveva essere anonimo. In effetti Lukas è come un immigrato clandestino. È un tizio in un paese sconosciuto, senza documenti e senza soldi. Per vestirsi non andrà certo alla boutique, ma verosimilmente in un mercatino. Quindi con Michele Benevento abbiamo scelto di dargli un abbigliamento casual, anche un po’ anonimo.



Per finire lo storyboard di un'intera sequenza e un'altra bella matita, sempre dal #7 e sempre di Michele Benevento.


A presto anche con i vostri pareri!

Nessun commento: