lunedì 7 luglio 2014

Mal d'Africa, e un fumetto in arrivo - SdF #93

Su SdF #93 abbiamo incontrato Gianfranco Manfredi, e il suo prossimo personaggio, Adam Wild.
Gianfranco non è solo sceneggiatore, ma ha scelto i suoi disgenatori, torvandone anche di nuovi e di inediti in Italia...

Oltre che creatore e sceneggiatore, sembri essere anche curatore per Adam Wild, nel senso che, diversamente dal solito, hai scelto tu tutti i disegnatori. È anche questo un cambiamento all’interno della casa editrice o c’è qualche particolare motivo in questa scelta?
Credo semplicemente che ormai avevo sufficiente esperienza per accollarmi anche questo compito. E se in casa editrice si sono fidati, vuol dire che lo pensavano pure loro. 

Che “tratto” hai richiesto ai tuoi disegnatori? Hai cercato un disegno classico e ben fatto, narrativo e documentato o hai chiesto un particolare taglio espressivo? I primi disegni che sono trapelati ricordano in un certo modo la collana “Un uomo, un’avventura”, che proprio all’Africa aveva dedicato i suoi primi tre numeri. È solo una suggestione data dall’ambientazione?
Ho scelto disegnatori dallo stile molto personale, in qualche caso anche piuttosto stravagante, e altri più rispettosi, ma per spontanea inclinazione, dei tradizionali canoni bonelliani, che sono più familiari ai lettori. Sono necessari entrambi per dare equilibrio a una serie. La prova da superare per tutti? Gli animali. Non potevano assolutamente essere disneyani. Perché non è quella l’Africa che stavamo raccontando. Siccome è difficilissimo disegnare bene gli animali, li ho messi in scena un po’ per volta distribuendoli tra i disegnatori. A uno sono toccati i leoni come protagonisti, a un altro le giraffe eccetera. Non volevo che la serie sembrasse uno zoo con animali assortiti sempre presenti e tutti insieme come figuranti di comodo da tenere di sfondo. Qui gli animali sono trattati da protagonisti. E credo che questo sia anche realistico. Quando andai in safari, mi resi conto che in aperta savana, gli animali non li vedi proprio, li devi andare a cercare, non li trovi tutti insieme. Gli spazi sono a perdita d’occhio. Le cartoline per turisti sono un conto, l’Africa vera è un’altra cosa. 

Un fumetto ambientato in terra straniera fatto da mani straniere. Come stanno andando queste collaborazioni con artisti internazionali?

Ho potuto avvalermene sempre di più, perché Magico Vento è stato pubblicato in molti Paesi e quindi molti disegnatori stranieri hanno potuto conoscerlo. Così, quando mi sono rivolto a loro, già sapevano chi ero e cosa facevo. Questo mi ha molto aiutato. Visto che adesso Magico Vento esce anche negli States, spero in futuro di poter collaborare con qualche disegnatore americano. Il fumetto oggi è internazionale. Se si ragiona ancora con la logica dei mercati nazionali, non si va da nessuna parte. 

Ecco perché troverete molte immagini e nuovi nomi, in questa intervista...
qui ne pubblichiamo un piccolo assaggio...
l'Amina vista da Darko
Una tavola di Laci




Ma anche due preview di Matteo Bussola, per un numero che vedremo tra quasi due anni...



E infine un disegno particolare, che è all'origine, se vogliamo, di tutto il progetto.

Lasciamo la parola a Manfredi:

L’origine di AW è molto più personale. Mio padre è stato per sei anni prigioniero in un POW, un campo di lavoro inglese in Kenia e ha lavorato con gli altri prigionieri italiani alla costruzione del Masai Mara. Era un pittore. Sono cresciuto in mezzo a quadri di ambientazione africana e questo non poteva non influenzarmi profondamente. Da grande, sono andato a fare un safari tra Kenia e Tanzania (non di caccia, turistico) e l’incontro con gli animali è stato per me fulminante. 

Ecco un disegno del padre :

Le immagini possono raccontare molto. Chi ama o fa fumetti lo sa.

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