giovedì 24 luglio 2014

Una bella notizia... la legge Bacchelli applicata bene

Oggi, dopo due anni dalla richiesta e raccolta firme e documentazione (tra cui anche il nostro articolo/intervista all'autore su SdF #83) Renzo CALEGARI ha ottenuto il vitalizio attraverso la legge Bacchelli.

La legge 8 agosto 1985, n. 440 (meglio nota come Legge Bacchelli dal nome del suo ispiratore, lo scrittore italiano Riccardo Bacchelli). La norma ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità, i quali possono così usufruire di contributi vitalizi utili al loro sostentamento.
Requisiti per accedere all'aiuto sono la cittadinanza italiana, l'assenza di condanne penali irrevocabili, la chiara fama e meriti acquisiti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell'economia, del lavoro, dello sport e nel disimpegno di pubblici uffici o di attività svolte, oltre a versare in stato di particolare necessità.
Riccardo Bacchelli, che ha dato poi nome alla legge, però non fece in tempo a usufruirne materialmente perché morì nell'ottobre del 1985, due mesi dopo l'approvazione della legge.

Ecco il curriculum del fumettista, che ufficialmente lo dimostra autore di chiara fama e arte.
Siamo lieti di questa grande notizia, per Renzo, uomo politicus e di grande onestà e umanità, oltre che disegnatore raffinatissimo e pur popolare.
Le difficoltà che possono essere legate alla terza età, mettono in evidenza quanto il mestiere di fumettista oggi, e ancor più una volta, sia aspro e non fornisca certezze.

Renzo Calegari
FUMETTISTA

Nato a Genova il 5/09/1933, è uno dei grandi maestri del fumetto italiano, un artista che ha disegnato pagine meravigliose di letteratura disegnata e che ha saputo con talento evocare epoche lontane e in particolare l'epopea del Far West.

Nel corso degli anni ha lavorato per le maggiori case editrici milanesi specializzate in pubblicazioni di fumetti legati, principalmente, ad avventure di tipo "western". Inizia a disegnare nel 1955 collaborando con lo studio Rinaldo Dami con cui realizza la famosa serie "El Kid" e "I tre Bill", prestando successivamente il suo talento artistico a Gianluigi Bonelli realizzando "Big Davy".


La sua vera consacrazione a maestro del fumetto arriva con la lunga saga la "Storia del West" sulla famiglia MacDonald all'epoca dei coloni statunitensi. Dopo una parentesi di inattività fumettistica per dedicarsi alla politica, egli torna all'amato West realizzando "Welcome to Sprinville", un miniserie scritta da Giancarlo Berard per Skorpio. Altre sue collaborazioni si hanno con l'Orient Exspress e con "Il Giornalino", settimanale per cui realizza la serie "Boone" e "Gente di Frontiera". Ha, inoltre, realizzato per TEX "La ballata di Zeke Colter", apparsa su l'Almanacco del West del 1994 e nell'estate del 2007 "Bandidos".

Ci piace dunque ricordare qui un brano dall'articolo che gli dedicammo, in un bellissimo incontro a Genova, durante SMACK! la fiera del fumetto.

Caniff resta il suo maestro?
Sì, ho imparato a conoscerlo prima e anche durante il fascismo quando erano proibiti i fumetti americani, però sugli Albi Juventus nell’intercopertina pubblicavano Sui mari della Cina. Io vedevo quei disegni lì e mi affascinavano…

Ah, quindi lo pubblicavano lo stesso?
Sì ma non era firmato. Soltanto dopo venni a capire finalmente che si trattava di Terry e i pirati. Avevo sei o sette anni ma mi aveva già colpito, Caniff mi ha marchiato. Poi ho provato anche a imitarlo, come tutti, ognuno lo faceva poi con un proprio stile… adesso ormai si può dire che sono imparentato con la scopa… come si dice “non star sempre a lava’ in terra”, ho raccolto di tutto, come ispirazioni… e a forza di mischiare le cose è venuto fuori un ibrido che forse è uno stile.

Beh, nonostante copie e ispirazioni il suo segno è inconfondibile e molto plastico, diverso dalla maggior parte dei fumetti…
Sì, devo dire che io mi rifaccio molto anche alle illustrazioni a cavallo dell’Ottocento, mi piace molto. Mi rendo conto che a volte però c’è il limite di mettere troppa carne al fuoco.

In che formato lavora, con un segno così ricco?
Abbastanza grande. La vignetta sempre di 12-13 centimetri di altezza, perché nel piccolo non ci riesco…
Ho bisogno di avere spazio, anche perché poi tendo a mettere tanta roba e a volte dovrei prendere la biacca e levarcene un po’, ma non ho quel coraggio.

Come processo creativo, fa prima tutta la matita e poi tutta la china? E quanto ci mette?
No, vado a pezzetti, ogni vignetta, anche la vignetta ne faccio una parte e la inchiostro e così via… Finché non coagula vado a ramazzare, a rivedere…
Con la storia del West , quando lavoravo con D’Antonio a casa mia o a casa sua, facevamo a pezzi, un po’ per uno, alla fine non riuscivamo a distinguerle poi, nella stessa pagina e perfino vignetta c’erano le due mani.
I tempi dipende tanto dalla giornata, dal tempo e in qualche modo, da quando sono tornato da Milano, ho avuto la politica che mi ha sempre sbranato, sempre qualcosa da fare, qualche stabilimento da andare la mattina a sobillare…

Il suo segno è sempre oltre che bello anche molto efficace per il racconto.
Sono anche abbastanza soddisfatto, mentirei se dicessi di no. Ma sono un po’ stanco adesso…
Il problema è anche che passano gli anni insomma, gli entusiasmi giovanili ormai non li ricordo neanche più. È dal ’54 che faccio questo lavoro, avevo 21 anni…

...

Quindi grande libertà al «Giornalino» in quel periodo?
Sì, per loro feci parecchie storie… Le Quattro Piume, ispirata a quello che fu il primo film a colori nel dopo la guerra in Italia. Nessuno si preoccupa mai di come è stato scoperto il Nord America! da francesi, inglesi, scozzesi, a piedi e commerciando pellicce… E così feci America! America! Fu un italiano, Beltrami che ha scoperto le fonti del Mississippi. Queste cose mi piacciono, mi piace il punto di vista storico.

E come inserisce poi il punto di vista storico in un’avventura?
Beh poi ci si trova sempre qualcosa da raccontare di divertente nella storia… intanto questo Beltrami era uno strano: sembra che i due indiani che andavano con lui lo lasciarono perché era troppo maleducato! Oppure in occasione del cinquantesimo della resistenza mi permisero di fare la storia della Resistenza vista da me, che sono un vecchio comunista, ma con un minimo di rispetto per quelli che l’hanno fatta che fossero o non fossero della mia idea. Quindi feci Galimberti, Dante di Nanni e Don Bobbio di Chiavari che fu fucilato, seguendo tre filoni: un comunista, un democratico liberale e un cattolico. Poi feci un’altra storia ambientata a metà tra Otto e Novecento intitolata River Crossing, la storia di una famiglia che ha un traghetto sul Mississippi. L’idea viene da un romanzo di Faulkner intitolato L’Orso, in cui c’è questo orso che tormenta tutti i contadini, però alla fine poi, quando decidono di ucciderlo, a loro stessi dispiace perché dicono “E adesso cosa facciamo l’estate ventura?”.
A me piace molto ridurre in qualche modo certi film che mi hanno affascinato. Per esempio un vecchio film sul rodeo con Robert Mitchum che s’intitolava Il Temerario, Robert Mitchum che mi aveva affascinato, a un certo punto gli chiedevano “Ma tu cosa hai combinato nella vita?”, e rispondeva “Ho speso migliaia di dollari e ho arricchito migliaia di baristi”. Vale la pena! (ride) Ma non ho potuto mettere questa frase nel fumetto…
Ecco, mi piace rubacchiare qua e là e aggiungere quel poco che può far diventare una nuova storia a fumetti…


a presto Renzo, nuove avventure e magari una nuova intervista!

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