giovedì 21 gennaio 2016

Sceneggiare il Nero

Scuola di Fumetto #101 ospita Barbara Baraldi, scrittrice e sceneggiatrice di successo, che ci concede una lunga e dettagliata intervista, dove parla non solo della sua formazione e della sua carriera, ma sopratutto racconta molto sia dei meccanismi sottesi alla narrazione horror e noir sia del suo metodo di lavoro, sopratutto su Dylan Dog, testata storica del fumetto italiano.

Barbara ritratta da Mattia Surroz
"La parte più interessante del lavoro di sceneggiatura è secondo me proprio la possibilità di comunicare con il disegnatore, tramite la descrizione delle vignette, aggiungendo particolari sensoriali in virtù di ciò che la scena dovrebbe comunicare".

Ecco un piccolo estratto, tratto direttamente dalla scenegiatura di Tav. 18, de La Mano Sbagliata, disegnato da Nicola Mari:


3\4. Ripresa dall’alto. Dylan e Anita sono sulla terrazza panoramica del tetto. Dylan ha le braccia leggermente aperte, come se stesse per spiccare il volo. È sollevato di essere appena uscito dall’ascensore. Anita è seduta sulla ringhiera della terrazza e perde lo sguardo nel vuoto, col vento che le scuote i capelli. È bella e malinconica.
La terrazza è abbastanza spoglia, al massimo c’è qualche installazione in vetro che riprende l’architettura dell’ascensore (ho inserito foto n. 25 di terrazza panoramica della Rinascente a Milano perché mi piace l’idea del vetro e della ringhiera bassa, ma la nostra terrazza è spoglia e scoperta). Siamo al tramonto. Il vento lassù è sferzante, e il panorama è da vertigine. Deve sembrare facile cadere nel vuoto e, soprattutto, come in immagine 26, non ci sono protezioni tra la nostra ringhiera e il baratro.


ANITA Amo rifugiarmi qui. Mi fa sentire meno... in trappola. Mi ricorda quando ho iniziato a dipingere... credevo che la mia arte mi avrebbe portata sul tetto del mondo! 

e così Barbara commenta

(Nella tavola precedente, Dylan si trova costretto in un ascensore: “una scatola di cristallo”, come la definisce. La claustrofobia si fa sentire, “urla”. Da claustrofobica cerco di non prendere mai gli ascensori ma, quando sono costretta, vedo sempre “l’uscita” da quelle pareti strette come un ritorno alla libertà. È questo che ho cercato di trasmettere av- valendomi della doppia vignetta con lo scorcio del cielo e il volo (libero) del corvo.)

(Ho scritto e riscritto più volte il dialogo di questa sequenza: si trattava del primo confronto tra Dylan e Anita e volevo rimanesse impresso. La totale, dall’alto, sul tetto panoramico regala un senso di libertà, ma insieme di vertigine. Ho deciso di giocare sui contrasti tra i due personaggi. E abbracciare lo show don’t tell, l’alleato di ogni sceneggiatore: dopo l’incidente in cui ha perso la mano Anita ha perso il controllo della proprio vita, così la mostro seduta sul baratro, baratro che Dylan teme visto che soffre di vertigini (questo diventerà metaforico del loro rapporto). 


Tav 18 e 19 de La Mano Sbagliata

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